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Virus di Sarah Langan
Titolo originale: Virus
© Kowalski (collana Narrativa), 2008 - Pag. 404
Genere: thriller
A cura di Anna Maria Pelella
Nella cittadina di Corpus Christi, nel Maine, qualcosa
di veramente cattivo è in agguato. Questa cosa senza nome avrà la sua
occasione quando James, un allievo della scuola in gita coi compagni nel
vicino bosco di Bedford, sparirà senza lasciare tracce. Lois Larkin, la
sua insegnante va nel bosco a cercarlo, e là incontrerà qualcosa. Nel
frattempo in città cominceranno ad accadere alcune strane cose.
Sono ormai molti anni che nel Maine accadono cose. Stephen King ha spesso
seminato il terrore in quei boschi e adesso Sarah Langan ne raccoglie
i frutti. Corpus Christi potrebbe essere tranquillamente una delle apparentemente
innocue cittadine del re, ma quello che abita il vicino bosco è di sicuro
imparentato con una sostanza che impregna ogni racconto e ogni romanzo
del grande scrittore americano: il terrore. La Langan ne raccoglie le
indicazioni e omaggia alla grande King inventando, sulla falsariga dei
suoi lavori meglio riusciti, una cittadina appestata e una nuova convincente
incarnazione del male. Lois Larkin subisce l'incredibile trasformazione
da scialba perdente a potente conduttore, e da quel momento per Corpus
Christi non ci sarà più nulla da fare.
Come spesso nei libri di King, anche qui la parte più avvincente è nell'intrecciarsi
delle storie dei protagonisti e la riuscita caratterizzazione li rende
non solo credibili, ma persino possibili, in un mondo dove la cattiveria
nuota sotto la superficie apparentemente calma di quella che si rivelerà
una fragile apparenza e nulla più. Ogni personaggio ha già in sè il germe
che, nutrito dal marciume che abita il bosco, prenderà lentamente il sopravvento
sulle sue fragili buone intenzioni, trasformando presto un delizioso piccolo
paesino nel varco attraverso cui irromperà l'Apocalisse.
Il ritorno del male è un tema assai caro a tutti gli scrittori horror,
e Sarah Langan apporta il suo contributo ad un tema che, seppure molto
sfruttato, risulta sempre attuale. L'omaggio al re impregna ogni pagina
di un romanzo riuscito sotto ogni punto di vista. Certo la mancanza assoluta
di originalità può minare un lavoro alla base, ma la Langan riesce a riverdire,
semplicemente ricalcandole, vecchie atmosfere care al Fedele Lettore del
primo King. I terribili sotterfugi e l'ipocrisia sociale sono un terreno
molto fertile e, come molti autori prima di lei, Sarah Langan usa al meglio
tutti gli stereotipi della cittadina di provincia americana.
La Corpus Christi di oggi altro non è che l'erede delle miriadi di cittadine
del passato, il cui equilibrio precario viene rotto irreversibilmente
da un banale incidente quotidiano. E se da Peyton Place in poi
non è più stato possibile credere nell'ingenuità della provincia, è di
sicuro con la Castle Rock di King e le varie Hampstead di
Peter Straub o Everville di Clive Barker che si è definitvamente
aperto un varco sugli infiniti possibili abissi che inconsapevolmente
popolano lo sterminato territorio americano dell'incubo.
Sarah Langan ha abilmente combinato tutti questi elementi per ricordarci
che se a noi le nostre città sembrano invivibili in realtà, nella fantasia
le cose possono essere assai più pericolose, e che dopotutto il traffico
non è il peggiore dei mali in cui un onesto cittadino può incorrere anche
là nella deliziosa e tranquilla provincia americana.
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