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SULLA PELLE di Gillian Flynn
Titolo originale: Sharp Objects
© Piemme, 2008
Genere: thriller
A cura di Silvia
Sinceramente avevo sentito parlare bene del romanzo
di esordio di Gillian Flynn, vincitore tra l'altro di due Dagger Award
e finalista all'Edgar Award, eppure ho faticato a terminarlo, nonostante
una trama interessante e uno scrittura scorrevole.
A Wind Gap due bambine sono state uccise e l'assassino ha strappato loro
tutti denti. Camille, giovane giornalista, viene scelta dalla redazione,
per scrivere un articolo; deve quindi recarsi sul luogo del delitto, lo
stesso luogo dove vive la sua famiglia e dove la gente del posto la conosce,
ma che ora non la vede di buon occhio. Camille vuole scavare nelle loro
vite, vuole ficcare il naso in cose che non la riguardano e la vecchia
compaesana č diventata una nemica.
Eppure Camille, forse senza volere, si ritroverą protagonista e vittima
allo stesso tempo e l'orrore del presente si ricollegherą a un passato
rimosso, di cui porta le tracce sulla pelle.
Sulla pancia ha scritto BAMBINA, sul polso MALVAGIA. Su
un piede ha scritto PIANGI, sul bacino DEPRAVATA. Sul seno
ha scritto TRAGEDIA, sul collo SVANIRE. Perchč quel bisogno
di lasciare un segno indelebile sul proprio corpo? Perchč la necessitą
di impremersi il dolore?
Le risposte non tarderanno ad arrivare e la veritą sarą dolorosa quanto
beffarda.
Č evidente che quello dell'autrice vorrebbe essere un viaggio nella psiche
e nella depravazione umana, vuole scavare nel sadismo e nella misantropia,
nei morbosi legami familiari e nel finto perbenismo, ma c'č veramente
troppa carne al fuoco. Personalmente ho avuto l'impressione che volesse
strafare e che la storia le sia sfuggita di mano.
Personaggi a cui vengono messe in bocca battute d'effetto solo per colpire
il lettore, ma che risultano spesso fuori luogo e inutili. Addirittura
inadatte al personaggio che le pronuncia.
La protagonista stessa, che racconta la storia in prima persona, ha dei
pensieri spesso assurdi, tipici di una mente malata (ma forse era quello
a cui mirava l'autrice) che rendono difficile, se non impossibile, un
minimo di identificazione. Per lei non si prova nč simpatia, nč pena,
nč odio, niente di niente. Di Camille a fine romanzo restano tante parole
scritte su trecento pagine, ma nulla che l'abbia resa vera, nulla da ricordare.
La Critica
"Dire che questo romanzo d'esordio č fantastico č davvero troppo
poco"
Stephen King
"Un thriller avvincente e di classe. Una vera vittoria."
Harlan Coben
"Uno sguardo spietato sull'imperfezione umana e il male che ci muove.
Un capolavoro di misantropia."
The Washington Post
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