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PER IL SANGUE VERSATO di Stefano Di Marino
© Mondadori, 1990 - pag. 394
Genere: noir
A cura di Russell Kane
"Per il Sangue Versato" è il primo romanzo di Stefano
Di Marino.
Pur con tutte le problematiche di un'opera prima (specialmente problematiche
editoriali) in questo romanzo si intravedono già alcune delle tematiche
della produzione successiva dell'autore, in primis l'amore (e la conseguente
conoscenza) dell'oriente e delle sue tradizioni.
La trama è intrigante, seppur lontana dalla tipica spy story o dal romanzo
action: Sergio Spada è un giovane pugile fallito che si indebita con un
usuraio per aprire una palestra. Per saldare il suo debito e sentendosi
ormai alle corde, Spada tenta una strada disperata, un colpo ai danni
di un ambiguo malavitoso Vietnamita che controlla la comunità milanese;
Sergio però è si un duro, ma in realtà non conosce i meccanismi della
"mala" e si trova presto pedina di un gioco più grande di lui.
L'elemento che colpisce di più di questo romanzo è la rappresentazione
attenta e profondamente sentita della Milano di quel periodo. Gli anni
'80, gli anni della Milano da Bere erano appena terminati, ma le mode,
gli atteggiamenti di quel periodo resistono.
Ecco allora che si colgono riferimenti alla "cultura" dei fast food, dei
"paninari", ma anche dei punk e dei centri sociali.
Esiste però ancora un'altra Milano (eh sì... la città ha mille strati
di pelle) quella che invece affonda le sue radici nella socialità degli
anni sessanta e settanta: la Milano dei baretti fumosi, quelli con le
pubblicità dei liquori in bella vista, il telefono a gettoni, il tavolo
da biliardo e la saletta riservata ai giocatori di carte "professionisti".
La stessa Milano che si vede nei film di Umberto Lenzi e Fernando di Leo:
la città di quella malavita che rubava e uccideva, ma che trasmetteva
la sensazione che l'omicidio fosse l'ultima delle risorse.
Non come oggi.
Oggi l'omicidio, anche durante una rapina, è solo una delle opzioni possibili:
la "mala" uccide con maggior leggerezza e spesso anche inutilmente.
Il romanzo d'esordio di Stefano si sviluppa dunque in un momento di passaggio
tra la vecchia criminalità e la nuova, in un momento in cui Milano è al
suo apice negazionista e nella realtà cerca di nascondere il più possibile
i suoi lati oscuri, toccando anche problemi come l'immigrazione e l'inserimento.
Nel libro poi si trovano svariate curiosità e chicche: il riferimento
a una nota pornodiva prestata alla politica, un omaggio ad Andrea Pazienza
e uno sconfinamento al di fuori di Milano a me particolarmente caro.
L'azione per un tratto si svolge infatti sull'autostrada Milano-Laghi,
direzione Sesto Calende con anche la menzione di alcune località sul Lago
Maggiore.
Particolare è anche il riferimento al carnevale versione milanese: quella
festività che più che in gioia si trasforma in astio e in scontri tra
bande di ragazzini (e non solo) armati di manganelli e spray.
Un romanzo molto interessante in conclusione, abbastanza lontano da quella
che è la produzione odierna di Di Marino, ma comunque estremamente godibile.
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