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Metal Detector di Stefano Pigozzi

© Il Giallo Mondadori n°2915
Genere: giallo/thriller
A cura di Russel Kane

Nella mia testa ho da sempre un'immagine: Giallo Mondadori accostato a vecchine indagatrici, avvelenamenti, compassate atmosfere british.
Il perché di quest'associazione di idee è destinato a restare materiale per psicologi avventurosi, essendo io oltretutto uno dei fortunati possessori dei romanzi di James Ellroy con protagonista il detective Hopkins usciti anni addietro proprio per i "Gialli".
Non è quindi la svolta verso l'azione e un thriller più crudo da parte della collana quella che celebriamo (svolta che comunque è lecito aspettarsi visto il nome del nuovo editor in carica), ma piuttosto un romanzo italiano che va ad inserirsi in quel filone di giallo/thriller violento e ad alto impatto che sembra dare segni da ascesa (del romanzo di Mauro Marcialis parleremo poi).
Il nome di Stefano Pigozzi è da tenere d'occhio da qui in avanti: l'autore ha vinto il premio Tedeschi 2006, notizia che può lasciare indifferenti se siete tra quelli che considerano poco i premi (ma c'è premio e premio) ma che non ha lasciato indifferente me.
La trama si presenta come essenziale: una giovane prostituta russa di nome Zoya viene aggredita e uccisa.
Alla scoperta della verità, ma con motivazioni profondamente diverse si gettano l'ispettore di Polizia Luca Ferri e l'Avvocato Anna Ascari. Entrambi hanno un passato che li tormenta e un presente che non è da meno.
Ferri è vedovo, ha un figlio autistico, alcuni costosi vizietti e frequentazioni ambigue nell'ambiente della malavita che ruota intorno al Metal Detector del titolo, locale "di tendenza" di Bologna.
Anna Ascari è figlia del giudice Ascari, personaggio di spicco dell'ambiente poi caduto in disgrazia, è chiacchierata per le sue tendenze sessuali e ha anche lei un bello scheletro nell'armadio.
Entrambi si trovano a collaborare per scoprire la verità su Zoya, entrambi come dicevo per motivazioni diverse e non sempre trasparenti; il romanzo di Pigozzi quindi scava nel nero dell'animo umano, nel desiderio di giustizia, nell'equilibrio tra bene e male e spesso nella necessità di scegliere tra due mali.
Un bel libro quindi, violento e teso, con un cast di comprimari adeguato (anche se forse certi personaggi meritavano un'indagine più approfondita) ai due protagonisti principali.
Ferri nel suo camminare sul filo di una lama ricorda alcuni personaggi dei romanzi proprio di quel James Ellroy citato sopra: specialmente il Bud White di L.A. Confidential.
Il giudizio sul romanzo è a mio modesto parere assolutamente positivo: quello che a me è parso un punto a sfavore, cioè il non aver dato un ruolo più attivo e da protagonista alla città di Bologna (come gli autori americani ad esempio sanno fare molto bene: vedi la Los Angeles di Ellroy, ma anche quella di Crais e la New York di Deaver) è in realtà una scelta voluta dell'autore e quindi come tale va rispettata.
Chissà se non ci sarà un'edizione futura in libreria con qualche piccola espansione sull'ambientazione e sulla psicologia dei personaggi di contorno (personalmente la apprezzerei).
In conclusione a Stefano Pigozzi i miei complimenti per il premio Tedeschi 2006 e per l'ottimo romanzo.

Nota: Premio Tedeschi 2006




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