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LA TRACCIA di Patricia Corwell
Titolo Originale: Trace
© Mondadori 2005 - pag.360
Genere: Patologia Legale
A cura di LilyBart
Trama: Kay Scarpetta, costretta
alla libera professione in Florida, viene richiamata con grande urgenza
a Richmond, in Virginia, la città che cinque anni prima le aveva voltato
le spalle. Chi dirige ora il Dipartimento di Medicina legale è un presuntuoso
incompetente e Kay Scarpetta ha la brutta sorpresa di trovare i suoi laboratori
in uno stato di completo abbandono e per di più i colleghi di una volta
non riescono a venire a capo della morte di una quattordicenne. Dipenderà
da una impercettibile traccia e da un colpo d'astuzia della protagonista,
mai stata sola come adesso, l'esito delle indagini.
Si è molto parlato del cambiamento di stile dell'autrice, in peggio, ed
è un dolore veder confermati i propri timori.
Le perplessità, leggendo "La Traccia", assalgono già alla seconda pagina,
quando un uso bizzarro dei tempi narrativi lascia frastornati. La colpa
potrebbe essere imputabile al traduttore, non ho letto la versione americana
e dunque non posso sciogliere il dubbio. Temo però, visto il prosieguo,
che sia per volere dell'autrice che si accavallano, senza logica comprensibile
e in barba alle regole sintattiche, narrazioni al presente, passato prossimo
e remoto che lasciano l'idea di una pagina abbozzata e non rifinita.
Del resto tutto il libro sembra uno schizzo, a volte molto frettoloso.
Solo l'affetto per i personaggi induce a proseguire la lettura. Da un
po' la Cornwell ha scelto di sostituire la voce della protagonista con
una voce narrante, a questo ci si poteva abituare, dopo i fastidi iniziali,
ma l'impressione è che l'autrice cerchi un nuovo modo di esprimersi e
che tutti i suoi romanzi da un punto in poi siano un tentativo di trovare
una nuova strada e condurre lentamente i lettori con sè.
Avendo letto tutti i romanzi precedenti, mi pare che dall'ingresso di
pazzoidi ipertricotici in poi l'autrice getti i lettori in storie instabili,
che mantengono un pallido nesso con le precedenti, mentre cercano di aprirsi
un varco oltre di esse. Non avanzo l'egoistica domanda: -perchè dovrebbe
essersi stancata di scrivere meravigliose e intricate storie di personaggi
straordinari eppure credibili? Il fatto che i lettori le adorino non toglie
a lei il diritto di essersi stufata.
Però non posso condividere i tentativi troppo timidi con cui sembra voler
voltare pagina. Perchè distruggere quei personaggi precipitandoli in vicende
sempre più improbabili, narrate con frettolosa sciatteria? il bello delle
sue prime opere stava nello spessore mai scontato di personaggi anche
marginali, nella narrazione profonda e particolareggiata, nella perizia
descrittiva che partecipava il lettore di segreti medici e scientifici,
nell'amore per il dettaglio che le faceva descrivere la splendida cucina
della Scarpetta e precisare la marca delle sue scarpe... dov'è ora tutta
quest'abilità? Molto si è perso col cambio di registro narrativo, molto
altro rincorrendo il sensazionalismo che ha tolto verosimiglianza ai personaggi.
Sembra che nulla importi all'autrice della storia che racconta, tranne
arrivare, precipitosamente, alla fine. Senza sciogliere tutti i nodi e
lasciando l'amaro in bocca.
Mi pare che la Cornwell raduni i suoi lettori in una stanza accogliente
promettendo loro una bella storia, che invece narra con svogliatezza,
per poi concludere in fretta e precipitarsi fuori dalla stanza. A noi
non resta che guardare la porta che sbatte alle sue spalle e sperare che
rientri, appena si sarà ripresa!
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