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La Strada della Violenza di Mauro Marcialis
© Mondadori - Pagine 331
Edizione Strade Blu, 2006
Genere: noir
A cura di Alan Wolf
“C’è un ventre nero e maledetto nell’Italia
del Nord. Marcialis ne ha tracciato la mappa”, questo scrive Alan
D. Altieri in copertina.
"La Strada della Violenza" è un romanzo che colpisce duro, nel
profondo, dove fa più male. E lo fa con uno stile irriverente, scarno
e volgare. Unico. Non esiste nessuna regola d’ingaggio per questo autore
alla sua prima opera, se non quella di raccontare una storia tanto nera
e crudele da “illuminare” il baratro di violenza, potere e perversione
in cui sta cadendo il sistema uomo.
Non ci sono eroi, non ci sono anti-eroi, non c’è giusto e sbagliato, vero
e falso, buono e cattivo. In questo romanzo non c’è nulla di certo ad
eccezione di un macabro pedofilo che rapisce, stupra e uccide due bambine
in un breve lasso di tempo. Il teatro di scena è una Reggio Emilia cupa
e allo sbando, e gli improbabili protagonisti che si troveranno per alterne
vicende sulle sue tracce sono Lorenzo Rollei e Maurizio Ferri. Il primo
è un Maresciallo della Guardia di Finanza alle corde. Corrotto, con problemi
di alcool e droga con un’unica certezza nella vita: l’amore per sua figlia.
Il secondo è lo spettro del perfetto agente segreto, un uomo del SISDE
che dopo molti, troppi anni di logorante servizio sotto copertura, vive
con la vana speranza di concludere l’ultimo caso prima di poter tornare
a Roma, a casa, tra le braccia della sua amata.
Al fianco di questi due “paradossali” personaggi, che ci raccontano la
vicenda in una inusuale, e quanto mai opportuna, prima persona alternata
in tempo presente, si muovono altri co-protagonisti di spessore. Su tutti
la prostituta Ramona, forse la figura più umana e naturale del romanzo,
e il labrador Baby, che proverà a mostrarci com’è il nostro mondo attraverso
i suoi ignoranti, ma non troppo, occhi di cane.
Il noir di Mauro Marcialis è geniale sotto tutti i punti di vista.
L’azione è prettamente investigativa e la trama “morde” dall’inizio alla
fine con continui capovolgimenti di fronte, passi falsi e doppi giochi.
Il suo stile di scrittura lascia a bocca aperta così come il finale che,
contraddicendo una famosa massima, ci stupirà senza l’ausilio di effetti
speciali. Anche perché non ne ha bisogno.
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