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La Casa del Padre di Karen Dionne

A cura di Silvia  (03/2018)
Voto:


Quando è uscito questo romanzo ho pensato, be', ha una copertina così bella che se per sfiga la storia non dovesse piacermi, ci faccio un poster da appendere in salotto. Cose malate da lettori, lo so. Ma poteva non affascinarmi il dramma di un'adolescente rapita e costretta a vivere per quindici anni in una palude insieme al suo carceriere? No. Sempre per il motivo di cui sopra: cose malate da lettori. 
Il lato morboso de La Casa del Padre, il vero collante che ti spinge a sfogliare una pagina dopo l'altra, non risiede però nel rapporto che il carnefice instaura con la vittima, bensì con Helena, il frutto dei continui stupri, la figlia cresciuta secondo le rigide leggi della terra. Lui, per dodici anni, ha tentato di forgiarla a sua immagine e somiglianza, lei è stata una perfetta allieva e ha amato in modo quasi reverenziale un padre senza riconoscere l'orco.

Sono i ricordi di una Helena adulta, sposata e con due bambine, che ci portano al di là del fiume, nel cuore di un bosco, in una landa dimenticata da tutti e al riparo dalla civiltà. Pagine e pagine in cui la pena per una bambina soggiogata e spesso vessata è più forte del dolore per una giovane donna rapita e privata di tutto. Per Helena la madre ha fatto solo da sfondo alla sua vita, perché troppo impegnata a rendersi, giorno dopo giorno, sempre più invisibile. Il padre invece l'ha resa forte, le ha insegnato a seguire le tracce, a imbracciare un fucile, a nuotare e ad allacciarsi le scarpe. Insieme hanno condiviso le leggende dei nativi americani, i tatuaggi sulla pelle, le battute di caccia. Certo, quando ha sbagliato la punizione è sempre stata severa, ma in fondo giusta, necessaria. Lei lo capiva. Finché non ha aperto gli occhi.

La ragazzina che la foresta ha riconsegnato alla civiltà oggi è cresciuta, ha imparato a mentire per non confondere la vecchia vita con la nuova e nonostante un'infanzia disfunzionale è felice. Ha cambiato cognome, confeziona marmellate, e sa come domare la sua natura selvaggia. Ma quando il padre evade di prigione Helena sente che l'incubo potrebbe ripresentarsi, teme per l'incolumità delle sue figlie e così mette da parte la ragione a favore dell'istinto e da il via a una vera e propria caccia all'uomo. Perché se c'è una persona che può catturarlo, quella persona è proprio lei.

Parte così La Casa del Padre. Karen Dionne ti butta subito nel presente e attraverso una lunga sequela di flashback ti fa scoprire per gradi come si è arrivati a quel preciso punto. Tutti i capitoli dedicati all'inseguimento sono quelli che ho preferito di meno però; per assurdo tolgono tensione alla storia, una tensione data dall'innegabile e perverso fascino di spiare Helena in ogni momento della giornata: mentre sfoglia vecchie copie del National Geographic, mentre parla coi suoi amici immaginari, mentre sdraiata in legnaia osserva con stupore gli aerei che solcano il cielo. Sapere che prima o poi questa favola bucolica si trasformerà nel peggiore degli incubi è il vero gancio che traina l'intero romanzo, la resa dei conti tra Helena e Jacob, invece, una semplice ciliegina sulla torta. 

Nonostante non abbia provato lo stesso interesse per entrambe le parti la struttura è senza dubbio solida, ricordiamoci che i personaggi sono pochissimi, eppure non c'è un solo momento di noia e il plot regge benissimo fino all'ultima pagina. Un plot che in parte mi ha ingannato tra l'altro; pensavo di avere tra le mani una storia di riscatto o vendetta invece è anche altro. Espiazione direi. Ma anche amore, possesso e idiosincrasie. 

 

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Titolo originale
the marsh king's daughter

Traduzione
C. Brovelli

Casa Editrice 
Sperling & Kupfer
02/2018

Genere
drammatico, azione

Pagine  308