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La Critica
"Uno come Giorgio in America si dice larger than life: uno da leggenda"
Jeffery Deaver, Il Venerdì - La Repubblica
"Non ci crederete ma oggi quest'uomo è il più grande scrittore
italiano"
Antonio D'Orrico, Sette - Corriere della Sera
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IO UCCIDO di Giorgio Faletti
© Baldini Castoldi Dalai editore
Genere: thriller - pag.682
Categoria: serial killer
A cura di Silvia
"Anche in questo siamo uguali. L'unica cosa che
ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai
la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua
mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché
il mio male non riposa mai."
"E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?"
"Io uccido…"
Con questa agghiacciante affermazione e una musica di sottofondo si chiude
la telefonata che un sospetto mitomane fa a Jean-Loup Verdier, un DJ di
Radio Monte Carlo, durante la gettonata trasmissione Voices.
Ma non si tratta di uno scherzo e ore dopo, quelle stesse parole, vengono
ritrovate sul tavolo di una lussuosa barca, scritte col sangue di due
vittime innocenti, massacrate e sfigurate.
Si apre la caccia, per dare un volto a un folle omicida che i volti li
strappa alle persone che uccide.
E' freddo, colto, fisicamente forte, astuto… e va fermato.
Accusato dalla critica di aver preso spunto da situazioni già viste e
lette (ed in parte è vero), non si può negare che il collage finale, creato
da Faletti, sia di ottima fattura.
Dopo un inizio altalenante, a tratti anche noioso, l'autore ti catapulta
in una storia adrenalinica e avvincente.
Merito di una grande capacità descrittiva, in grado di risvegliare le
immagini più paurose che una mente possa partorire, di un uso virtuoso
della prosa e di personaggi che per quanto stereotipati, sono ottimamente
tratteggiati. Spiccano dalle pagine del romanzo come attori sullo schermo.
Frank Ottobre, ex agente dell'FBI, è un protagonista disilluso e tormentato,
costretto a vivere con il più terribile dei rimorsi un'esistenza priva
di significato. Accetta l'incarico a Montecarlo per l'amicizia che lo
lega a Nicolas Hulot, commissario della Sûreté del Principato, anche lui
schiacciato da un indicibile fardello di dolore e sposato a una donna
che per quanto meravigliosa, ha preferito rifugiarsi in una realtà dove
la morte e la sofferenza non hanno accesso. A ostacolare le indagini ci
pensano Ryan Mosse il capitano dell'esercito degli Stati Uniti, il classico
"die hard" con tanto di cavi d'acciaio al posto dei nervi, e il suo mentore,
Nathan Parker, padre della prima vittima. Violento quanto basta, prepotente
quanto basta, bastardo quanto basta per entrare nelle antipatie del lettore
da subito, Parker ha un'altra figlia, Helena, una giovane donna dai cui
occhi si può intravedere tutta la tristezza del mondo.
Personaggi cliché in un'ambientazione che dei cliché è la regina: il Principato
di Monaco. Montecarlo. Una città nata per apparire perfetta, per essere
sulle copertine dei rotocalchi di gossip e di moda. Una città che investe
quotidianamente su se stessa per mantenere viva l'immagine da cartolina
che l'ha sempre contraddistinta agli occhi del mondo. Ma ora che il sangue
macchia le prime pagine di tutti i quotidiani il dramma è doppio. Tanto
più che la polizia è in mare aperto. Si sente beffata, derisa, presa costantemente
per il naso dal folle Signor Nessuno che prima di colpire non manca
di telefonare alla Radio. Giorno e notte le indagini tentano di procedere,
ma ristagnano per la mancata o non corretta interpretazione degli indizi...
e l'illusione momentanea di poter salvare una vita si trasforma nel più
amaro rimorso per non esserci riusciti.
Tra questi personaggi si muove lui… e le descrizioni minuziose
su come lavora una mente criminale, in bilico tra follia e razionalità,
regalano freddi brividi di paura.
Da un punto di vista narrativo ho trovato eccellente l'uso del tempo passato
che improvvisamente passa al presente. Questa tecnica è incredibilmente
d'effetto. E' come una telecamera che gira indisturbata su un set cinematografico
e poi, tutto d'un tratto, zooma sull'assassino, lo spia, lo osserva mentre
la rabbia, incandescente come una lama rovente, lo assale prepotentemente
e lo segue incessante fino a che la macabra danza termina e cala il sipario.
Ma questa di Faletti è un'opera prima e non può essere certamente priva
di imperfezioni.
Nello stile c'è una certa retorica, un uso sovrabbondante delle parole,
di metafore, di iperbole, luoghi comuni che spuntano come funghi e forse
cento pagine in meno avrebbero reso il romanzo apprezzabile da un maggior
numero di lettori. Ma quello che per alcuni può essere un difetto per
altri potrebbe essere un pregio, basta non interpretare l'uso eccessivo
dei vocaboli come una forma di esibizionismo da parte dell'autore.
Anche la scelta di rivelare il nome dell'omicida a tre quarti del libro
potrebbe essere discutibile, ma è una mossa coraggiosa. Sappiamo chi
è, ma tanti tasselli del puzzle mancano ancora e Faletti continua
a catalizzare l'attenzione del lettore.
Che un appassionato di thriller intuisca chi è il killer dopo meno di
cento pagine (ma anche meno)… questo no, non è discutibile. Difetto è,
e difetto rimane.
In conclusione, se tralasciate una parte iniziale introduttiva e poco
coinvolgente e non vi frenate davanti a un uso eccessivamente ricco della
parola, sappiate che tra le mani avete un buon romanzo.
Se cercate suspense, l'avrete.
Se cercate il colpo di scena, ahimè no.
Sicuramente anni fa ci era difficile immaginare Giorgio Faletti, indimenticabile
per aver portato sullo schermo personaggi esilaranti come Vito Catozzo,
Suor Dalisio, il Ragazzo col Giumbotto -tanto per citarne alcuni- nei
panni di scrittore. Eppure, oggi, lui è uno scrittore, e l'oltre
milioni di copie vendute testimoniano un risultato più che dignitoso.
Da parte mia un applauso se lo merita.
Nota
Una nota spiacevole sull'edizione brossurata da € 8,90 la devo fare. Nelle
prime 100 pagine (quelle pari) tutti i tratteggi delle parole che devono
andare a capo, sono praticamente assenti. Non so se è un problema solo
della mia stampa o comune a tutte le edizioni, ma è stato veramente fastidioso
leggere così.
Estratti
La morte è fredda e calda insieme. La morte è sudore e sangue. La morte
è purtroppo l'unico vero modo che il destino ha scelto per ricordarci
continuamente che esiste la vita. (pag. 356)
Non ci sono tesori, non ci sono isole né mappe, solo l'illusione, finché
dura. E a volte la fine dell'illusione è una voce che mormora due semplici
parole: "Io uccido..." (pag. 378)
FILM
Anche la prima fatica di Faletti sembra destinata a finire sul grande
schermo.
Il regista? Niente meno che David Cronenberg.
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