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Il Ragazzo in Soffitta di Pupi Avati
A cura di Silvia  (06/2015)
Voto: 

A settantasei anni Pupi Avati - regista, sceneggiatore e produttore cinematografico - debutta come autore e con il suo romanzo d'esordio, Il Ragazzo in Soffitta, rivisita la figura dell'orco regalandoci un noir suggestivo tra le cui pagine si cela gran parte della sua arte.

Attraverso due storie raccontate parallelamente, ma temporalmente sfasate, siamo spettatori dell'amicizia che nasce tra Dedo e Giulio, in una Bologna contemporanea, ma allo stesso tempo nostalgica vista dall'alto dei suoi incantevoli tetti e osserviamo la vita di Samuele, un ragazzino cresciuto spiando la morte e con una madre solita a dargli lezioni di autostima mentre lo tiene stretto sotto le coperte. 
Samuele non è un bambino speciale, non ha particolari talenti ed è fisicamente sproporzionato con quelle sue gambe troppo corte che sono spesso oggetto di scherno. Ma lui sa incassare i colpi come solo chi non ha avuto niente dalla vita è in grado di fare e col tempo si convincerà che la sua diversità altro non è che un punto di forza. Si renderà anche conto che l'infelicità e la paura saranno il solo cibo in grado di sfamarlo e poco importa se gli altri gli corrono davanti e afferrano la vita mentre lui non ha ancora allungato la mano, perché dalla sua parte ci sono ragione e consapevolezza. Convinto di avere tutte le risposte in tasca, ossessionato dal desiderio della madre che vuole vederlo diventare un celebre violoncellista e folle d'amore per Ornella, la moglie del suo insegnante di musica da quando aveva undici anni, Samuele impara a vivere di infelicità e rifiuti, nell'attesa di quel riscatto che - ne è certo - un giorno arriverà...

E così, mentre la quotidianità di Dedo e Giulio viene ripresa da lenti fotogrammi che immortalano come la paura e l'orrore possano entrarti in casa dalla porta principale, senza nemmeno dover chiedere permesso, quella di Samuele ci scorre davanti come una pellicola i cui colori si fanno via via sempre più accessi, immagini nitide e sgargianti che immortalano l'alienazione, lo squilibrio, l'orgoglio e l'ignoranza... 

Fra le cose che ho vissuto nella mia vita o che vivrò so di sicuro che questa resterà per sempre quella più bestiale, il momento in cui ho davvero visto come la vita ammazzi un ragazzo, come lo abbranchi e cominci a stringere facendogli uscire tutto il bello che aveva, riempendolo di un male che ogni giorno diventa più grande, nelle ossa, nelle budella, nelle vene, nel cuore senza lasciare una parte che non si infetti. E così nei baci che darà ci sarà dentro quel male, e anche nelle pose che farà per la fotografia della scuola, o nel modo che giocherà alla Play ci sarà quel male e persino dentro il cheesburger e nella firma della sua prima carta d'identità. Per sempre ci sarà nella sua vita quel male a renderlo infelice.


Quella che ci racconta Pupi Avati non è altro che una macabra favola dell'orrore. Prima ci presenta Giulio, un ragazzino solo, introverso, timido, ma pieno di fiducia, e poi all'improvviso manda in pezzi tutti i sogni e le speranze che negli anni questo sedicenne un po' in sovrappeso e con al collo strambe cravatte, si era pazientemente costruito. E lo fa nel modo peggiore possibile. Mettendogli in casa un mostro, perché le storie degli altri, quelle storie che sembrano non poterci appartenere, possono diventare anche le nostre storie.   
Improvvisamente il passato incontra il presente, complici e carnefici diventano un tutt'uno, e a sfidarli ci saranno solo due adolescenti e tutta la loro inesperienza. 
E' incredibile come l'autore riesca a deformare poco alla volta alcuni personaggi che arrivano ad assumere fattezze addirittura grottesche.

Il Ragazzo in Soffitta è un romanzo senza dubbio d'effetto, strutturato in modo efficace, ma soprattutto scritto bene e in maniera poco convenzionale; Avati si prende addirittura qualche libertà Ottocentesca, predilige lunghi pensieri a frasi brevi e sintassi elementari e i capitoli sono un tripudio di azzardi ben riusciti. 
In meno di duecentocinquanta pagine ci parla di pazzia, solitudine, emarginazione, infanzia negata, handicap fisici e psicologici; sono tanti, magari anche troppi, i tasti che tocca, eppure alla fine, quando preme quell'ultimo bottone che nessuno aveva osato anche solo sfiorare, il boato che ne deriva è di quelli che ti toglie l'udito, ma ti ridà la parola e la vista. 


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Titolo originale

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Casa Editrice 
Guanda

Genere
noir

Pagine 248 

Prezzo: € 16,00