Copertine nel Mondo
|
BAMBINO 44 di Tom Rob Smith
Titolo originale: Child 44
© Sperling & Kupfer, 2008
Genere: thriller
Ambientazione: Unione Sovietica 1953
A cura di Silvia
Nell'Unione Sovietica del 1953, Leo è un ufficiale
dell'MGB (precursore del KGB), ma soprattutto è un servo del sistema,
quel sistema che addestra i suoi adepti alla crudeltà e coltiva le paure
del popolo. La vita di ogni cittadino è sotto il costante mirino di una
Polizia di Stato che per il bene comune si fa portavoce di una legge che
punisce e basta. Sei sospettato? Considerati già morto. Così deve
essere. Così è.
Leo è stato addestrato per rendere il suo cuore crudele e non c'è altra
legge al di fuori di quella di Stalin a cui si deve prestare con cieca
e sottomessa obbedienza.
Quando il figlio di un suo collega viene trovato morto spetta a lui insabbiare
il caso (anche se inconsapevolmente) convincendo il padre che si è trattato
di un incidente e non di un omicidio. Il piccolo Arkadij è stato travolto
da un treno mentre giocava nei pressi della ferrovia, fine della storia.
Ma le cose sono andate diversamente e ci vorrà del tempo prima che lo
stesso Leo si renda conto che in Unione Sovientica la parola "giustizia"
serve solo da facciata.
Per la Polizia di Stato è molto più facile affibbiare la colpa a qualche
emarginato della società, o a qualcuno di momentaneamente scomodo, l'importante
è chiudere il caso e uscirne vittoriosi. Invece è proprio perchè in uno
Stato libericida il crimine non esiste, non deve esistere, che
un serial killer può uccidere indisturbato.
Leo abituato a non dormire per giorni pur di catturare l'uomo che gli
veniva indicato dall'MGB, ad assumere anfetamine pur di non cedere ai
normali cali fisiologici tipici dell'essere umano, deciderà di cambiare
nel momento in cui il dito dei suoi superiori verrà puntato contro sua
moglie.
Denunciarla e quindi condannarla, o difenderla e mettere a repentaglio
la sua vita e quella dei genitori? Una vita contro tre, la scelta non
dovrebbe essere difficile, eppure Leo non vuole più far parte di un sistema
capace di mistificare anche un semplice gesto.
La ribellione lo porterà all'esilio, ma questa volta Leo non subirà le
scelte degli altri, perchè vorrà fare giustizia catturando il killer che
ormai ha già barbaramente ucciso 45 bambini, tutti secondo lo stesso modus
operandi.
"Bambino 44" è veramente un bellissimo romanzo, con una buona
dose di thriller, ma non solo. A un'attenta e raggelante ricostruzione
storica si aggiunge l'evolversi di un personaggio che da "cattivo"
diventerà "buono", co-protagonisti o anche solo comparse ben
tratteggiati, una caccia all'uomo ricca di azione e poi un epilogo, quasi
commovente, finalmente necessario per espiare definitivamente ogni colpa.
La sola copertina è capace di catapultare il lettore nel freddo clima
di terrore che lo accompagnerà per 440 pagine: una coltre di neve macchiata
di sangue attraversata dai binari di un treno, due indelebili cicatrici
lungo L'Unione Sovietica.
Splendido esordio, di cui Ridley Scott ha già acquistato i diritti cinematografici.
Le Prime Pagina
Ucraina
Villaggio di Cervoj
25 gennaio 1933
DATO che Marija aveva deciso di morire, il suo gatto avrebbe dovuto arrangiarsi
da solo. Lo aveva già accudito molto più di quanto fosse sensato e ragionevole
per un animale domestico. Gli abitanti del paese avevano da tempo catturato
e mangiato topi e ratti. Gli animali domestici erano spariti poco dopo.
Tutti tranne uno, quel gatto, il compagno che lei aveva tenuto nascosto.
Perché non lo aveva ucciso? Aveva bisogno di qualcuno per cui vivere,
qualcuno da proteggere e amare; qualcuno per cui sopravvivere. Si era
ripromessa di continuare a dargli da mangiare fino al giorno in cui non
avesse più avuto nulla da mangiare lei stessa. Quel giorno era arrivato.
Aveva già tagliato a striscioline gli stivali di pelle per bollirli con
semi di bietola e ortiche. Aveva già dissotterrato lombrichi, succhiato
la corteccia degli alberi. Quella mattina, in un febbrile delirio, aveva
rosicchiato la gamba dello sgabello di cucina, finché non si era ritrovata
le gengive piene di schegge di legno. Nel vederla, il gatto era scappato
a nascondersi sotto il letto, e si era rifiutato di venire fuori anche
quando lei si era inginocchiata chiamandolo e cercando di convincerlo
con le buone. Quello era stato il momento in cui Marija aveva deciso di
morire, non avendo più niente da mangiare né niente da amare.
Aspettò che scendesse la sera prima di aprire la porta di casa. Pensava
che con la protezione del buio il gatto avesse migliori possibilità di
arrivare al bosco senza essere visto. Se qualcuno del villaggio lo avesse
adocchiato, tutti gli avrebbero dato la caccia. Persino ora che era tanto
prossima alla sua stessa morte, l'idea del suo gatto ucciso la distruggeva.
Si fece coraggio pensando che il fattore sorpresa giocava a favore della
bestiola: in una comunità in cui gli adulti masticavano zolle di terra
nella speranza di trovarci formiche o larve di insetti, in cui i bambini
rovistavano nel letame dei cavalli nella speranza di trovarci pula di
grano non digerita, e le donne si litigavano gli ossi, nessuno avrebbe
potuto credere che un gatto fosse ancora vivo, Marija ne era sicura.
Pavel non credeva ai propri occhi. Era strano, magro,
con gli occhi verdi e il pelo nero maculato: era senza ombra di dubbio
un gatto. Stava facendo legna quando vide l'animale schizzare fuori dalla
casa di Marija Antonovna, attraversare la strada coperta di neve e dirigersi
verso il bosco. Trattenendo il fiato si guardò rapidamente attorno. Nessun
altro lo aveva visto. Non c'era nessuno in giro, e nessuna luce alle finestre.
Sbuffi di fumo uscivano da meno della metà dei comignoli, unico segno
di vita. Era come se il villaggio fosse stato soffocato dalla pesante
nevicata, spenta ogni traccia di vita. La neve era in gran parte intatta:
c'era a malapena qualche impronta e nem¬meno un sentiero spalato. I giorni
erano silenziosi come le notti. Nessuno si alzava per lavorare. Nessuno
dei suoi amici giocava, rimanevano tutti dentro casa, sdraiati sui letti,
abbracciati ai famigliari, file di occhi enormi e infossati a fissare
il soffitto. Gli adulti avevano cominciato a sembrare bambini, i bambini
a sembrare adulti. Quasi tutti avevano smesso di darsi da fare per trovare
del cibo. In quella situazione, l'apparizione di un gatto aveva del miracoloso:
una creatura da tempo considerata estinta che ricompare.
Pavel chiuse gli occhi e cercò di ricordare
l'ultima volta che aveva mangiato carne. Quando li riaprì, sbavava per
l'acquolina. La saliva gli colava giù ai due lati del mento, in grossi
rivoli. Si pulì con il dorso della mano. In preda all'eccitazione, gettò
a terra il mucchio di legna e corse a casa. Doveva riferire a sua madre
Oksana la straordinaria notizia.
back
|