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Anime Nere
Antologia di racconti
curata da Alan D. Altieri
1- I Fratelli della Costa
di Valerio Evangelisti
2- Carne e Pietra
di Claudia Salvatori
3- Le Vedove di Forest Lawn
di Roberto Barbolini
4- Clem
di Carmen Iarrera
5- Brown
di Lidia Parazzoli
6- Qualcuno di troppo in famiglia
di Loriano Macchiavelli
7- Le morti pulite
di Nicoletta Vallorani
8- Dita nell’acqua
di Gianfranco Nerozzi
9- Fotogrammi
di Barbara Garlaschelli
10- Sed efficiente malum
di Giulio Leoni
11- Arduino e i pellegrini
di Ben Pastor
12- Tutto il resto è boia
di Sandrone Dazieri
13- I lupi muoiono in silenzio
di Stefano Di Marino
14- Sosta Vietata
di Luca Crovi
15- Paziente Zero
di Edoardo Rosati
16- Tufanaltorab
di Danilo Arona
17- Histoire d’A
di Giovanni Zucca
18- DJ
di Raul Montanari
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ANIME NERE COME BLACK MASK?
C'era una volta il giallo classico…
quello nato nella Rue Morgue, sviluppatosi a Baker Street, nei villaggi
inglesi o nelle serre delle orchidee della New York di Nero Wolfe. In
poche parole il Mystery. Detection, arsenico e vecchi merletti, villaggi
di campagna e cellulette grigie. Filone degnissimo e fortunato sino a
oggi sviluppato nei romanzi con i gatti investigatori di Lilian Jackson
Braun e, se vogliamo nei telefilm di CSI, con le sue squadre di affascinanti
detective con le loro macchine che ci rassicurano che la tecnologia può
scoprire qualsiasi assassino.
Ma, intorno agli anni '30, il mondo stava cambiando. E con esso parte
dei gusti dei lettori. Lettori avidi, che sfogliavano i pulp magazines
stampati su carta di bassa qualità aspettando la partita di baseball,
smangiucchindo un hamburger o magari a casa dopo una massacrante giornata
di lavoro tra urla di marmocchi e mogli con i bigodini. Sognavano i "duri"
le donne fatali, la violenza delle strade. Signori- e signore, immagino
anche- che di risolvere un omicidio nelle classi alte con il ritrovamento
di una piumetta sul tappeto non sapevano che farsene.
Volevano, sulla pagina, vivere e palpitare per eroi che un po' erano come
loro, e un po' avevano quella carica di aggressività che forse non avevano
il coraggio di tirar fuori.
In ogni caso cercavano storie… cattive.
Eredi dei dime novel - i romanzetti da un soldo dell'800 - che
avevano raccontato la nascita della malavita organizzata da Tombstone,
a Billy the Kid, i Pulp Magazines ebbero una immediata fortuna.
Tra questi Black Mask, diretta da un editor che "avrebbe potuto
vivere di prepotenze" ma aveva le idee giuste e, soprattutto, aveva a
cuore la sua squadra di scrittori. Si chiamava Shaw ma tutti lo chiamavano
Il Capitano Shaw.
Dalla sua rivista sono usciti fior di romanzieri come Chandler e Hammett
ma quel tipo di narrativa "bollita dura" ha dato lo spunto a innumerevoli
talenti alcuni dei quali si sono volti verso il thriller d'azione, la
spy-story attingendo da altre suggestioni narrative, altri hanno mantenuto
la focale su strade bagnate di pioggia, fetide di odore di corruzione
e scarichi. Ti portavano nei locali del jazz, a bordo ring, nelle bische
clandestine dove si giocava forte fumando sigari e bevendo Wild Turkey.
E magari, una volta nella vita, ti capitava d'incontrare la Dalia Nera.
E allora erano guai….
Anime Nere, l'antologia della Piccola Biblioteca Oscar in cui mi
sono sentito onorato di essere chiamato a partecipare mi ha regalato una
fortissima emozione che già avevo provato in tanti anni di frequentazione
delle riviste da edicola Mondadori che, alla fine, sono le eredi della
narrativa pulp.
Un'emozione carica di adrenalina che nasce dalla consapevolezza che dopo
anni non dico di disattenzione ma di tranquilla monotonia tutte le collane
abbiano ricevuto una pompata di steroidi.
Potrei dirvi che Alan D. Altieri è stato il dottore - anzi la cura- che
ci voleva. Che è un grandissimo scrittore contro ogni schema e imbrigliamento.
Ma sarebbe inutile. È mio amico. E tanto basta.
Rubando una battuta a un film, potrebbe rispondere alla domanda: "Come
ti è venuto in mente di riunire nelle tue collane una banda di pazzi,
fanatici della demolizione come questa e avere pure il coraggio di pubblicarli
in libreria dando una nuova definizione al thriller italiano sino a questo
momento sonnacchioso indirizzato verso strade di presunta letteratura
ma di scarso costrutto?"
Lui ti guarderebbe con quell'espressione che non sai se ti voglia stritolare
oppure offrire una birra: "Aaaak… I'm the man".
Almeno, a me piace pensarla così.
Di fatto accostare Anime Nere a un'ideale antologia di Black
Mask non è una fantasia.
Nessun vincolo salvo essere cattivi, portare l'adrenalina nelle pagine
attingendola un po' dalla strada e un po' dalla nostra fantasia.
E adesso che il libro ce l'ho tra le mani, con quella copertina che è
sì una maschera nera ma riecheggia anche Legion di William Peter
Blatty (Vero Danilo?) la sensazione iniziatesi rafforza.
Anime Nere è un proclama di un nuovo modo di scrivere la narrativa
d'intrattenimento italiana. Un modo intelligente, crudo ma non gratuito.
Perché dietro questa carrellata di umane nequizie, di cattiverie, di delitti,
di disperazione c'è sempre un fondo, un disagio che emerge prepotente,
sotto forme diverse. Un disagio innegabile degli autori che, pur venendo
da esperienze differenti, evidentemente in questa società del buonismo,
dei reality, dei partiti che - quali che siano - cucinano sempre la stessa
minestra e ce la cacciano in gola con l'imbuto manco fosse olio di ricino,
non ci stanno bene.
In più è una narrativa di qualità. I nomi di Roberto Barbolini, raffinato
autore letterario che si presta a un gioco crudele e beffardo, Barbara
Garlaschelli, Nicoletta Vallorani sono di per sé delle garanzie. Ma non
crediate che si siano sforzati. No, io credo che abbiano lavorato al meglio,
dando se stessi e amalgamandosi con altri che magari si sentono più genuinamente'
di genere'.
Ovvio che ci sono brani, di amici da sempre, che mi hanno subito acchiappato.
Il racconto di Arona è un'apocalisse che deborda dalla cronaca per entrare
in un territorio che ha del disturbante, del mistico. Più di ogni altro
mi ha colpito Sandrone Dazieri con quel suo Boia, protagonista di una
storia cruda cattiva, dove ancora una volta il tema del doppio trova una
sua coniugazione originale.
E chi si aspettava di trovare un racconto di pirati? Be', Valerio Evangelisti
ha preso "il genere dei generi" trasformandolo in una favola
nera. Claudia Salvatori ha, per me, la scrittura più raffinata… già… come
il taglio di un rasoio sulla golao l'artiglio su altre delicatissime parti
del corpo per chi ha letto Walkiria nera…. Il suo racconto ci porta a
un'era sperduta nel tempo, anche qui in controcorrente, fuori dalle convenzioni,
fuori dal classico "noir". Senza tradirne le aspettative neanche per un
attimo.
E poi il vero nero, quello della quotidianità, dell'anima, di Giovanni
Zucca, così reale da far paura. E poi Crovi, Leoni, Parazzoli, Montanari,
Pastor, Rosati Nerozzi, rosati con il suo delirio medico-mediatico. Citare
tutti ? Diciotto colpi al bersaglio. Vi dico una cosa: leggeteveli.
Non rimpiangere neppure una pagina. Mi sia consentita una sola parola
sul mio racconto. Un "Professionista" ma non il solito. Forse il nuovo.
Politico, in prima persona. Forse significa qualcosa. In ogni caso questo
primo volume - già premono molti altri autori con un seguito che mi auguro
di vedere prestissimo - è un manifesto letterario, se ancora questa espressione
ha senso.
O forse è una sfida. Per tutti quelli che considerano il racconto d'intrattenimento,
quello che narra delle storie, una specie di serie B.
Venite a giocare nel nostro campionato. Ma venite preparati, con parastinchi,
conchiglia e paradenti.
Perché qui, di regali, non ne fa nessuno.
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