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AMERICAN TABLOID di James Ellroy
Titolo originale: American Tabloid
© Mondadori, 1997 - pag. 657
Genere: poliziesco / politico
A cura di Russell
Si può fare una recensione
dopo quasi 7 anni? Sì, probabilmente si può... Farla bene? Ci si prova...
e ci si potrebbe anche riuscire se il libro in oggetto non fosse questo.
Per ricordarsi tutto quello che succede e saperlo spiegare, servirebbe
una memoria spaventosa anche un mese dopo averlo letto.
Per fortuna quello che rimane è tutto quello che un libro ti può dare;
e questo libro è uno di quelli che ti rimangono dentro.
A mio parere il capolavoro assoluto di James Ellroy (se la gioca con "Sei
pezzi da mille" - il suo seguito e per me supera "L.A. Confidential").
Un romanzo a suo modo epico, un periodo fondamentale della storia americana
come nessuno l'ha mai descritto.
Ellroy fa il salto in maniera incomparabile: in L.A. confidential ci aveva
narrato la sua Los Angeles marcia e corrotta, quella dei giornaletti da
due soldi in cui la gente vede il Verbo, quella delle prostitute di alto
bordo, dei poliziotti corrotti e violenti, del razzismo.
Anche questa è dunque epica. Epica del potere e della corruzione..."L'America
non è mai stata innocente".
In "American Tabloid" trasferisce quanto ci aveva già narrato di Los Angeles
in una prospettiva nazionale e internazionale, mostrandoci la piramide
del potere con al vertice i personaggi storici reali (J.E. Hoover, i due
fratelly Kennedy, il leader del sindacato degli autotrasportatori Jimmy
Hoffa e Howard Hughes) e scendendo via via fino ai personaggi minori,
quelli che fanno il lavoro sporco (ma sarà davvero il loro quello più
sporco?).
Non si può raccontare la trama se non in maniera superficiale... incredibile
ma vero. Troppi colpi di scena, troppi avvenimenti.
Ellroy ci descrive comunque da par suo l'ascesa e la caduta di JFK e di
chi gli è vicino, mostrandoci uomini troppo potenti all'improvviso troppo
deboli per controllare i loro desideri, giri di denaro per comprare tutto
e tutti filtrati da mafiosi, narcotrafficanti (Santo Trafficante è anche
lui presente), starlettes di night club compiacenti (con chiunque paghi),
picchiatori, piccoli spacciatori di strada ecc...
Si tratta dunque di un romanzo in cui realtà storica e finzione si mescolano
mirabilmente, tant'è che non risulta difficile credere che la storia dell'America
sia davvero questa (e forse lo è).
Si dice in giro che i fatti narrati siano veri e che Ellroy ne sia venuto
a conoscenza a seguito della decisione di Bill Clinton di rimuovere il
segreto sugli archivi CIA: questo spiegherebbe alcune cose, ma non basta
per far capire la padronanza e la maestria che ci vogliono per rendere
verosimile una storia del genere narrandola attraverso i suoi vari personaggi,
la stampa dell'epoca, i rapporti CIA, le telefonate intercettate.
La lettura non è affatto semplice, anzi... è facile smarrirsi nella miriade
di luoghi, personaggi (poteva mancare Marylin?) e avvenimenti, ma al tempo
stesso smettere è difficile, si vuole sapere, si procede nella lettura
dicendosi "Sì, lo sapevo che dietro questo c'era...".
Questo può essere un difetto, ma del resto Ellroy non è uno scrittore
facile; anzi un romanzo con una trama così forte e affascinante può essere
l'ideale per accostarsi a questo autore.
Ogni avvertimento sulla violenza, sul sesso e sul linguaggio è assolutamente
inutile per chi conosce Ellroy... chi non lo conosce, è meglio che si
prepari.
In definitiva, un romanzo capolavoro, indicato per chi ama le storie complesse,
di ampio respiro, ma sconsigliato per chi vuole qualcosa di disimpegnato.
Di sicuro non è una lettura da spiaggia.
Bene... ci ho provato, probabilmente ho fallito. Non Importa. Leggetelo
mi ringrazierete o mi odierete, ma di certo non resterete indifferenti.
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