Segretissimo
ha superato i quarant'anni e nasconde, nella sua genesi un piccolo mistero.
I numeri in edicola nel mese di ottobre del 2000 celebrano realmente quattro
decenni di spy-story letteraria o, nella più pura tradizione dell'intrigo spionistico,
esiste un altro Segretissimo, con una diversa numerazione, che raggiungerà la
data fatidica solo nel 2001? Per trovare una soluzione all'enigma non sono necessari
gli occhi d'oro di Malko Linge, i muscoli di Sam Durrell e neppure Ugo, Whilielmina
e Pierre, i micidiali gadget che tante volte hanno salvato la vita a Nick Carter,
basta ripescare i primi numeri quest'inossidabile collezione sopravvissuta persino
alla fine della Guerra fredda.
Quando,
alla fine degli anni Cinquanta, Alberto Tedeschi e Laura Grimaldi furono chiamati
a prendere in considerazione la possibilità di pubblicare anche in Italia una
serie di violente avventure che in Francia facevano furore, ebbero parecchie
perplessità. I romanzi di spionaggio di Jean Bruce erano troppo violenti, troppo
espliciti nelle scene sesso, forse persino troppo rozzi nell'articolare la storia
per poter trovare spazio sulle pagine del Giallo Mondadori, che, dal
1929, era un punto di riferimento per gli intenditori del Mystery.
In verità le avventure di OSS117 non erano per nulla dei Mystery, i polizieschi
all'inglese tutti deduzioni e atmosfera dove si ammazzava con veleno e preferibilmente
in una stanza chiusa dall'interno. Possedevano, tuttavia, un vigore, un'irriverente
carica di energia che ben si adattava agli anni Sessanta, in pratica potevano
costituire quel nuovo genere di roman d'aventure che il pubblico stava
aspettando senza soddisfazione da un po' di tempo. Si decise così di inaugurare
con Russia Missione A (OSS117 Top Secret) una serie di dodici romanzi
di spionaggio per sondare i gusti del pubblico.
Era l'ottobre del 1960. Il successo, forse favorito anche dalle copertine di
Ferenc Pinter, felice abbinamento di dinamicità ed esotismo compressi in una
fascia verticale che pareva esplodere sul campo nero, fu immediato e stimolò
la nascita di un secondo Segretissimo che ricominciò dal numero 1 con
un titolo di Bruce, Le mani nel sacco (Gachis a Karachi), ma che avrebbe
presto presentato altri autori e altri modi di intendere la spy-story, primi
tra tutti giallisti di fama quali James Hadley Chase (Guerra di ombre, Why
Pick on Me?) e Wade Miller (L'ora del sicario, Sinner Takes All).
La grafica di copertina riprese il cerchio del Giallo inserendovi un cocktail
di erotismo-esotismo-azione sviluppato dalla mano evocativa di Carlo Jacono,
ma conservò la dominante cromatica nera, particolarmente adatta a una serie
di romanzi duri, indiavolati nel ritmo e spregiudicati nel ritrarre un mondo
cinico in continua evoluzione. Lo spionaggio si era conquistato un posto nel
panorama thriller italiano, contraddistinto da tonalità oscure che richiamavano
con aggressività lettori stanchi di arsenico e di vecchi merletti.
Ma la spy-story non era un fuoco di paglia, una moda passeggera. Erano gli anni
della Guerra fredda, del successo cinematografico di James Bond, del boom economico
e della tecnologia, un'era in cui paesi esotici fino ad allora remoti diventavano
improvvisamente più vicini e le donnine con pistola ritratte da Jacono, così
simili alle conigliette di Playboy, suggerivano pruriginose incursioni
nella narrativa thriller.
Gli ingredienti della spy-story si trovavano a ogni angolo di strada, alla TV,
nelle agenzie di viaggio e sulle pagine dei giornali e trasformavano un filone
narrativo snobbato dai critici in un fenomeno di costume. Il romanzo di spionaggio
aveva già fatto capolino nella letteratura del mistero sin dagli esordi. Sherlock
Holmes e Arsenio Lupin si erano trovati alle prese con intrighi internazionali
e spie e, tra le due guerre, il genere era fiorito prospettando se non la nascita
di un nuovo tipo di eroe, almeno di scenari inediti per il poliziesco.
E' tuttavia al termine della Seconda guerra mondiale con la divisione dei blocchi,
la corsa agli armamenti e l'influsso della tecnologia nel quotidiano che si
pongono le radici per l'evoluzione del genere. Celebri casi di spionaggio come
quello dei Rosemberg diventano cronaca e i confini dell'immaginario si allargano,
recuperando la tradizione del romanzo d'avventura tout court per proiettarlo
nel thriller. Il detective della polizia e l'investigatore privato svolgono
la loro attività in un universo cittadino, consueto, ma si avverte la necessità
di un eroe capace di viaggiare, di cogliere le suggestioni dell'epoca moderna.
E' difficile stabilire se davvero Jean Bruce si sia ispirato a Lemmy Caution
di Peter Cheyney, forse la prima vera spia letteraria che tanto piaceva a sua
moglie, per creare Hubert Bonisseur de la Bath, OSS117, così com'è inutile tentare
di sciogliere l'annosa questione se la figura dell'agente segreto nella sua
concezione moderna sia frutto della fantasia dell'autore francese o del britannico
Ian Fleming, il "papà" di 007.
E' evidente che, sul finire degli anni Cinquanta, il pubblico cercava un nuovo
genere di eroe, più in linea con i tempi. Affascinante e atletico, arguto e
intelligente, l'agente segreto dei romanzi ha ben poco della spia vera. Non
corrisponde, anzi, si fa un punto d'onore di sfuggire allo stereotipo dell'omino
grigio, il sottile tramator d'inganni che s'infiltra per anni negli oscuri meandri
della burocrazia nemica per carpirne i segreti. L'eroe che abbiamo conosciuto
sulle pagine di Segretissimo è, a ben vedere, una figura inesistente
nella realtà, una sorta di investigatore incaricato di sbrogliare un "caso"
sul campo, inserendosi in un ambiente fino al giorno prima ignoto a lui quanto
al lettore. Nella realtà i funzionari delle agenzie di spionaggio sono analisti,
topi d'ufficio o esperti di un particolare ambiente, più animali da biblioteca
che detective. Oppure si tratta di assassini che si limitano a servirsi della
"licenza di uccidere" per la ragion di stato, ma che non s'immischiano nelle
indagini. L'agente segreto dei romanzi, invece, è brillante in ogni campo: indaga,
sbroglia intricate matasse con la stessa dimestichezza con cui seduce una bella
donna o fa saltare una base segreta. E' Zorro e Sherlock Holmes uniti in un'unica
persona, Sandokan e Phlip Marlowe, Hugh Hefner ed Einstein, una proiezione dei
desideri di onnipotenza dell'uomo comune che accompagna la moglie impinguita
quanto lui dal tram-tram quotidiano a far la spesa e sogna di conquistare la
maliarda esotica; è una fantasia consolatoria per chi è costretto ad abbassare
il capo di fronte agl'immancabili soprusi della vita aziendale e vorrebbe stendere
capufficio e supercriminali dagli occhi a mandorla a colpi di Karate. L'individualità
esasperata, il desiderio di uscire dal gruppo pur sfruttando appieno i frutti
del consumismo, forse queste sono le vere caratteristiche che hanno avvicinato
l'agente segreto all'uomo della strada, almeno nella fantasia. Proiezione di
un mondo forse in troppo rapida evoluzione, l'eroe del romanzo di spionaggio
non è, come si è voluto far credere, il servo del capitalismo reazionario, quanto
una sua emanazione che, nella fantasia, si serve del consumismo ma, alla fine,
ne rimane immune proprio perché è un eroe. Una creatura fantastica, appunto.
E in questa formula va ricercata probabilmente la fortuna di Segretissimo
in quegli anni.
Non
va dimenticato, tuttavia, che i romanzi proposti dalla collana possedevano una
solida impalcatura narrativa. Bruce per primo, per quanto incline a numerose
ingenuità stilistiche, possedeva un vigore capace di avvincere sin dalle prime
battute. Attento fotografo di ambienti e situazioni costruì intorno al suo personaggio
un plausibile universo di spie, attingendo dalla cronaca, ma con la capacità
di elaborare sempre trame avvincenti, narrate con tono secco e incalzante. L'eroe,
poi, riusciva sempre a conservare una sfumatura di cinismo e autoironia in grado
di sottrarlo allo stereotipo reazionario del difensore dell'Occidente. OSS117
è un agente della CIA, ma vanta natali europei, un titolo blasonato acquisito
da un antenato quasi per caso. L'avo di Hubert, infatti, era un merciaio della
corte di Luigi XV chiamato a testimoniare in un processo da quattro soldi e
registrato da un cancelliere distratto con l'appellativo di Bonisseur de la
Bath che in gergo significava "testimone a favore", invece che con il nome legittimo.
Costretto a fuggire nelle Americhe durante la rivoluzione, il merciaio trovò
divertente assumere quel nome che ai rozzi americani suonava nobile. Son queste
le origini di un avventuriero scanzonato, sempre alla ricerca di donne e avventure,
prima agente dell'Office of Strategic Services americano e poi della CIA. E
se russi e cinesi sono, nelle pagine di Bruce, immancabilmente descritti come
malvagi e cospiratori, gli alleati americani non sfuggono, con uno sciovinismo
tutto francese, all'accusa di stupidità, un classico che Gérard de Villiers
riprenderà nella caratterizzazione del mondo del suo S.A.S. qualche anno dopo.
Una vita sempre di corsa quella di OSS117, proprio come quella del suo creatore,
conclusasi con un pauroso incidente stradale. Ma Hubert era destinato a sopravvivere
al suo autore, riportato in azione, anche se con minor verve, prima dalla vedova
Josette negli anni Settanta e quindi dai figli, François e Martine, all'inizio
dei Novanta.
Ma OS117 non fu il solo ad appassionare i lettori di Segretissimo. James
Bond, o meglio il suo autore, richiedeva l'edizione cartonata da libreria e
quindi fu assente dal catalogo della collana nella sua versione originale per
approdarvi con le serie apocrife di Gardner e di Benson negli anni Novanta,
ma gli esordi di Segretissimo sono caratterizzati da una pletora di ardimentosi
agenti segreti inguaribili "sciupafemmine". Una caratterizzazione imposta dai
tempi e dalle mode cinematografiche, ma di sicuro successo e a essa aderirono
con abilità numerosi autori che riuscirono a impostare ciascuno una differente
serie, pur attenendosi al modello originario. Sam Durrell, Nick Carter, il Tigre,
Sua Altezza Serenissima Malko Linge, l'agente Hawks, Phil Sherman e Matt Helm,
solo per citare alcuni nomi di successo, sono riuscite dimostrazioni che un
buon autore è in grado di personalizzare una formula, appropriandosene e sviluppandola
in maniera originale e sempre divertente. Il piccolo esercito di superuomini
d'azione che popolò le pagine di Segretissimo in quegli anni ha costituito l'ossatura
della collana, creando consensi e modelli in grado di resistere nel tempo.
Sam
Durrell dell'ottimo Edward S. Aarons (noto anche come Edward Ronns , specializzato
questa volta in gialli classici) era un eroe a tutto tondo, finito quasi per
caso negli intrighi dello spionaggio internazionale. Di origini cajun,
Durrell lavorava per l'Agenzia K con il nom de guerre Caimano, un ricordo tangibile
delle sue radici, sempre presenti nella rievocazione di un'infanzia vissuta
nelle paludi sul battello a vapore del nonno. Durrell era protagonista di spy-story
esotiche, di stampo avventuroso classico dove i cattivi erano solo accidentalmente
sovietici o cinesi, quasi che la connotazione politica non interessasse all'autore,
preoccupato unicamente di tenere avvinto un lettore che chiedeva più colpi di
scena che analisi politiche.
Maggiormente
legato alle tematiche della Guerra fredda era Nick Carter, erede di un
nome già famoso. I suoi autori (che si firmavano con lo pseudonimo di Nick Carter
e, in alcuni casi, erano direttamene finanziati dalla CIA in un'operazione di
persuasione occulta degna della miglior tradizione letteraria del genere) si
erano ispirati a un'icona americana, l'omonimo detective che già aveva animato
i dime novel d'inizio secolo e che, nella finzione, era il nonno del
protagonista. Questi era forse psicologicamente più rozzo di Durrell e di OSS117,
ma conservava il fascino del lupo solitario, dell'agente solo contro tutti,
Sterminio di nome e di fatto, aiutato solo da una Luger, uno stiletto e una
pallina di gas venefico infilata, pericolosamente, negli slip. Una leggenda…
Carter e Durrell furono realmente tra i pilastri portanti della collana, con
il loro mondo esotico e pericoloso, le donne, i gadget, le organizzazioni di
fanatici ansiosi di dominare il mondo, i nemici larger-than-life quali
il criminale nazista Judas e il reverendo Moqueranna Sinn che già dal nome promettevano
intrighi ed emozioni.
Donald
Hamilton, giallista di origini svedesi, creò il personaggio di Matt Helm,
un agente americano più duro che simpatico impersonato prima da Dean Martin
che lo rese "più simpatico che duro" in una fortunata serie di film e in seguito
in televisione da Tony Franciosa.
Ma non si tratta dell'unico caso di romanzi adattati al cinema. John Tiger firmò
la serie Domino che ispirò lo show televisivo, Partita a due (I, spy,
con Robert Culp e Bing Cosby) che mescolava spionaggio e sport nelle avventure
di un'inedita coppia interraziale di tennisti-spie. Mike Roote fu autore dell'ottimo
Skorpio (id.) del quale Michael Winner diresse la versione cinematografica
con Burt Lancaster e Alain Delon.
Da Spionaggio d'autore (Hopscotch) di Brian Garfield venne realizzato
il travolgente Due sotto il divano con Walther Matthau nell'inedita veste
di spia e anche il clownesco Agente Flint impersonato da James Coburn
, fece capolino dalle pagine di Segretissimo con Missione spaccatutto (Our
Man Flint).
Il
serial sembra essere in quegli anni la formula più riuscita grazie alla ripetizione
non solo dei canoni del genere ma anche quelli legati a un medesimo personaggio.
Missioni in ogni angolo del mondo contro crudelissimi servi del comunismo ma
anche contro ex nazisti, pazzi ansiosi di conquistare il mondo e sette di fanatici
religiosi. Sfogliando il catalogo della collana riemergono nomi amati di autori
e personaggi, Joe King di Paul Nick-Domus, William Martin lo Squalo
Tigre di Ken Stanton, uno 007 formato sub, Sen Warner di Alain Jansen,
il Comandante di G.S. Arnaud , perfino qualche volto femminile come l'intraprendente
Sylviette di Sylviette Cabrisseau e Olivia di Jean Laborde. Non
manca neppure una sfacciata parodia del genere, firmata da John Gardner con
la serie dell'anti-Bond Boysie Oakes dei quali ricordiamo Sicario Servizio
Speciale (The Liquidator) e Superagenzia Boysie Ooakes & Co.( Founder
Member) che anticiparono le gesta irriverenti dell'agente Palmer di Len
Deighton. E, naturalmente, dalla metà degli anni Sessanta fa la sua comparsa
l'immarcescibile Malko Linge, Sua Altezza Serenissima, nato per raccogliere
lo scettro di 007 il cui autore era morto nel '65.
Gerard
De Villiers rappresenta sicuramente una pietra miliare non solo per Segretissimo,
ma anche per tutta la spy-story letteraria perché in un'epoca ancora sfrontatamente
" bondiana" inserì nuovi canoni narrativi, spostando verso la cronaca il fulcro
delle sue avventure. Con S.A.S. Segretissimo inserisce analisi politiche dettagliate
e documentate, forse di parte (reazionario e sciovinista De Villiers lo è innegabilmente!),
ma sempre perfettamente inserite nella vicenda. Malko Linge, principe autentico
ma privato dalla Guerra fredda di gran parte dei possedimenti familiari, è un
mercenario, rischia la vita per ricostruire il castello avito, simbolo di quella
nobiltà così disperatamente assente dal mondo delle spie. Combatte il comunismo,
ma si trova egli stesso braccato dai sicari della CIA quando scopre la verità
sull'assassinio di Kennedy in Il gioco dei potenti ( Le dossier Kennedy)
e finisce addirittura nel mirino del Mossad israeliano, scambiato per criminale
nazista in Scusate ho sbagliato ussaro (Magie Noire a New York). E con
l'intrigo politico ricavato dalla cronaca più stretta arrivano anche il sesso
descritto con realismo da film hard-core e la violenza, le torture, insomma
la faccia sporca dello spionaggio. Pur restando fedele alla formula dell'eroe
( "un samurai", come ama definirlo il suo autore) S.A.S. apre una nuova strada
al romanzo di spionaggio.
Con anni Sessanta il genere subisce un cambiamento, lento ma regolare: diventa
più adulto, grazie anche all'apporto di autori che restano fuori dal catalogo
di Segretissimo ma che ne influenzano le scelte editoriali. Con la Talpa
(Thinker, Taylor, Soldier, Spy) John Le Carré inaugura una nuova stirpe
di spie letterarie. Uomini tormentati dalla coscienza di essere solo pedine,
guerrieri di un mondo oscuro, che di eroico non ha nulla, come Smiley
che per sconfiggere il suo rivale Karla del KGB è costretto a fargli rapire
la figlia minorata e che, smascherando una famigerata talpa nel servizio segreto
inglese, si rende dolorosamente conto dei tradimenti della moglie.
Il tramonto
degli eroi? Forse, ma dopo i primi "anni d'oro" si affiancano ai personaggi
classici anche protagonisti più tormentati, inseriti in vicende dove all'azione
si preferisce l'intrigo, il mosaico di tasselli che si rivela solo all'ultima
pagina, non di rado sconvolgente. "Il nemico siamo noi" diventa la nuova regola
del gioco e la spavalderia di un tempo si tinge di amarezza. E' il momento di
autori come Kenneth Royce ( del quale ricordiamo L'Uomo che visse due Y,
The XYZ Man, e il magnifico Per Hong Kong senza ritorno, A Single
to Hong Kong, ma che vanta una nutrito carniere di titoli al suo attivo), Colin
Forbes ( tra gli altri C'è del marcio in Scandinavia, The Stockholm Syndacate),
Brian Freemantle (Un uomo, una spia, The November Man), Howard Hunt,
autore della serie Peter Ward ed ex consigliere alla Casa Bianca implicato
nello scandalo Watergate e Adam Hall con il suo Quiller che molti ricorderanno
con il viso sornione e malinconico di George Segal che lo interpretò al cinema
(Quiller Memorandum). Segretissimo perde forse un po' di smalto, ma si
avvia a intraprendere la strada del romanzo a tutto tondo, preferendola al semplice
racconto di pura evasione. Insieme alla narrativa si evolve anche la situazione
politica internazionale. Termina la guerra del Vietnam e, lentamente, la Distensione
diventa una realtà pur passando attraverso gli Anni di Piombo del terrorismo.
Sono tutti
eventi che lasciano una traccia evidente sulle pagine della collana; le vecchie
formule si rinnovano e ben presto la manichea divisione tra Est e Ovest diventa
inaccettabile. Lo diventano anche le vicende alla Le Carré con il loro cupo
pessimismo.
Con il crollo del Muro di Berlino e la divisione dell'URSS, le sorti del romanzo
di spionaggio vacillano, sembra che per professionisti della Guerra fredda dell'una
e dell'altra parte non ci siano più prospettive. Ma il nostro è un mondo crudele
e gli intrighi sono sempre dietro l'angolo… E' sempre attraverso le pagine di
Segretissimo che intuiamo il mutamento della situazione internazionale. Forse
russi e cinesi non sono più i nemici tradizionali, la carne da cannone ideale
per la spia alla moda. Terroristi arabi, dittatori sudamericani, narcotrafficanti,
mafiosi russi ed ex agenti allo sbando diventano protagonisti della nuova frontiera
dello spionaggio dove compare un nuovo genere di eroe, il soldato delle Spec.
Op. (Operazioni Speciali in gergo), super accessoriato e meno propenso alle
avventure galanti dei suoi predecessori.
E' l'avvento dei superduri alla Marchinko, delle squadre d'azione di
Gar Wilson (la Phoenix Force) e dello Special Air Service britannico
di Doug Armstrong (Contratto Coreano, Korean Hit), combattenti nel vero
senso del termine chiamati a risolvere situazioni che sconfinano dallo spionaggio
al tecnothriller militare. In libreria i nomi di riferimento sono Tom Clancy
e Larry Bond, autori di romanzi fiume infarciti di gergo operativo e anche su
Segretissimo compaiono truppe d'élite e commandos antiterroistici di meno voluminose
ambizioni, ma egualmente armati sino ai denti.
E' anche
il momento della spy-story italiana, mai come in questi ultimi anni così florida
e presente sulle pagine della rivista. Già dai primi anni Ottanta Segretissimo
aveva ospitato serial italiani di discreto successo firmati da Remo Guerrini
(Singapore: come fanno i marinai e Mosca: il cielo in una stanza) e da
Andrea Santini (A volo di Falco, Una fame da Falco e Falco spia l'ecologia).
Certo, Walfrido Pardi di Vignolo e Falco Rubens scimmiottano Malko Linge, ma
l'esperienza giornalistica dei due autori sorregge a dovere trame scorrevoli
ricche di emozioni, di sesso e di colpi di scena.
Soprattutto
si nota la prospettiva "da sinistra" certamente inedita per il filone e che
il pubblico accetta di buon grado a ulteriore dimostrazione che sono il ritmo,
la struttura delle vicende e non l'ideologia ad interessarlo. Dovranno tuttavia
passare diversi anni prima di trovare presenze stabili italiane sulle pagine
della collana. Louis Piazzano s'inventa Luc Della Rocca, agente della CIA dislocato
a Firenze, ma pronto a partire per ogni angolo del mondo con i fidi Steiner,
mercenario tedesco, e Gavini, spione italico. Della Rocca sino a oggi è stato
coinvolto in una decina di avventure che spaziano dall'Afghanistan (Kabul,
Kabul!) all'Africa nera (Fuga dall'inferno) e persino alla Santa
Sede (Allarme Vaticano). Quello di Piazzano è uno spionaggio avventuroso,
molto "vecchio stile" ma arricchito da informazioni e insights di un autore
che non nega contatti con il mondo dello spionaggio "vero". Ma gli italiani
non si esauriscono qui: Diego Zandel (Operazione Venere), Piero Baroni
(Operazione Anemone), Mario Morelli (Ombre rosse su Tirana) e
Miro Barcellona (Filistin e Operazione ragno) fanno fuggevoli
apparizioni nella collana assieme a Lorenzo Giusti, apprezzato autore per ragazzi
ed esperto di preziosi, che si firma Lawrence P. Right (Codice 4458 Cobra
e Il quinto diamante). La scelta di uno pseudonimo straniero può
essere discutibile, ma non del tutto ingiustificata quando si raccontano vicende
con ambientazioni e protagonisti stranieri. Il sottoscritto esordisce con Sopravvivere
alla notte, una storia di ex terroristi in gran parte ambientata a Milano,
firmandosi con il suo nome, ma preferisce ricorrere a vari pseudonimi quando
batte la strada di avventure esotiche (Frederick Kaman in Il sogno della
Tigre) o si cimenta in un serial ispirato all'epoca d'oro di Segretissimo
quale Il Professionista. Esterofilia? Un alter ego nato per scelta dell'editore
e sviluppatosi quasi a dispetto della volontà dell'autore? Decidete voi, dopotutto
i romanzi si impongono per il contenuto e non per il nome di chi li firma.
Tutto italiano è invece il serial di Secondo Signoroni che schiera un apparentemente
"normale" maresciallo dell'Arma in conflitti e intrighi di portata eroica e
internazionale. Autore di consapevole professionalità (firmò anni orsono una
bella serie su Joe Petrosino), Signoroni traccia con il suo maresciallo Costa
(Scarlet, L'Armata del silenzio, Sotto gli occhi del mondo
e Missione confidenziale) un ritratto inedito di spia italiana molto
diversa dal bombarolo golpista cui, purtroppo, ci hanno abituato le cronache
dei giornali.
Nella
compagine degli italiani c'è anche una donna, Carmen Iarrera (Guantanamera
e Jhiad 1999) che abbina a ben calibrate trame spionistiche un tocco
sentimentale che, dopo tanto maschilismo, di certo non guasta. Un gradito ospite,
in trasferta da più monumentali escursioni nel thriller bellico, è stato Sergio
"Alan D." Altieri, ingegnere e judoka, autore della serie Sniper, (Campo
di fuoco, L'Ultimo muro e, prossimamente, Victoria Cross), ispirata
al protagonista del film da lui stesso sceneggiato qualche anno fa in America,
Silent Trigger. Un panorama variegato, quello della spy-story italiana
che va dal tecnothriller, all'avventura, all'intrigo preso dalle pagine dei
giornali ma che conserva una freschezza, una voglia di raccontare che forse
possono aprire nuove strade al genere. Persino il formato, all'inizio degli
anni Novanta, è cambiato.
Abbandonata
la formula a "quaderno" in doppia colonna, Segretissimo propone tascabili più
compatti, più "libri" se vogliamo, di volta in volta illustrati da tavole originali,
elaborazioni computerizzate di fotografie per poi tornare al classico cerchio
nero.
La spy-story sta cambiando, si contamina con il noir (ne è un esempio il
Celta di Robert Morcet), con l'avventura glamour (Largo Winch di
Wan Hamme) e persino con l'horror (Killer Instinct di Terril Langford),
insomma non si vergogna di cercare nuove strade, come del resto sempre ha fatto.
Si tratta comunque di un contenitore per una narrativa ancora estremamente vitale
e in grado di offrire proposte diversificate, in barba a quanti, dalla caduta
del Muro, ne hanno auspicato la fine.
Segretissino approda al ventunesimo secolo, compie quarant'anni, ma ha tutte
le intenzioni di rinnovare la sfida, promettendo ai suoi lettori una dose massiccia
di emozioni.
Stay tuned, come si dice, restate sintonizzati, ne vedrete delle belle…
parola di spia.
Stefano Di Marino