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"I Romanzi"

ed. USA
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SPOSARE UN'EREDITIERA di Lorraine
Heath
Titolo originale: To Marry an Heiress
© I Romanzi Mondadori n°621
Genere: storico
*A cura di Silvia (2005)
Devon e Margaret si amano, o almeno così sembra. Sono giovani, belli e
ricchi, ma un improvviso crollo finanziario abbassa drasticamente il loro
tenore di vita e mina la loro apparente felicità. Margaret non sorride
più, rimpiange il passato e punta con disprezzo il dito contro il marito
dimostrando di essere più legata al titolo nobiliare che a lui, finchè
un'improvvisa malattia non la strappa da un suo ultimo abbraccio.
Dopo anni passati a piangere la donna tanto amata, Devon matura un desiderio.
Far ritornare all'antico splendore la tenuta di campagna di famiglia,
barattando il suo titolo di conte con una nuova moglie provvista di una
cospicua eredità.
L'incontro con il padre di Georgina cade a puntino; lui vuole i suoi soldi
e la ragazza, già ventiseienne, desidera tanto una famiglia e dei figli.
A dire il vero Gina ha un cassetto traboccante di sogni, ma si accontenta
di aprirlo nei momenti di maggiore nostalgia, per vivere il presente in
modo più razionale, nonostante la vita di Londra le vada stretta quando
un vestito di tre taglie più piccole. E' cresciuta in Texas, ha respirato
l'aria della libertà, ha viaggiato per il mondo con la sua famiglia e
ora, in Inghilterra, le rigide regole e le nette distinzioni sociali la
fanno sentire sola e spaesata. Il suo mondo a colori è diventato in bianco
e nero e il suo immaginario principe azzurro ha il volto bellissimo di
un cinico nobile che di lei vuole solo i soldi. Una situazione decisamente
squallida, che Gina decide di accettare per amore del padre, che tanto
desidera vederla maritata, e perché spera che la vita coniugale possa
essere l'alternativa più giusta a una vita di solitudine.
Il rapporto tra i due, apparentemente privo di fondamenta, sorprende entrambi,
che scoprono in breve tempo quanto piacevole sia la compagnia reciproca.
Devon è incantato dal sorriso sbarazzino e dall'atteggiamento di gioia
verso il mondo che Gina non manca di esternare e lei è fermamente convinta
che sotto al titolo di conte si nasconda il più incredibile degli uomini.
Forse c'è una possibilità che il loro matrimonio funzioni.
O forse no.
Come reagirà Devon quando scoprirà che il vecchio padre di Gina, nel dirgli
che sposandola avrebbe avuto tra le mani una ricchezza inimmaginabile,
non stava affatto parlando di soldi?
Un romanzo gradevole, di semplice lettura, che alterna momenti ironici
ad altri più tesi e drammatici.
La felicità, anche se a portata di mano sembrerà irraggiungibile, ma una
lacrima sospesa tra le ciglia cambierà le sorti dei loro destini. Una
lacrima che si è sempre ostinata a non cadere, e che è stata prontamente
raccolta da due amorevoli dita.
Una storia senza fronzoli e priva di argomenti complessi che fa riscoprire
il piacere della quotidianità.
Gina è una protagonista solare, simpatica e divertente, nonostante i piccoli
e grandi dolori subiti trova motivi di gioia in ogni piccola cosa, mentre
Devon l'uomo tutto d'un pezzo, orgoglioso, ermetico e dannatamente bello,
si rivelerà solo nel finale.
Già dalla metà in poi del libro è evidente che sotto la corazza batte
un cuore (come potrebbe essere altrimenti!) e forse avrei accorciato certi
tempi; il suo essere ostinatamente cieco nel non capire la donna che ha
davanti risulta quasi estenuante. Fortunatamente le piccole situazioni
che si susseguono sono a loro modo divertenti e compensano un protagonista
che per quanto bello, in certe circostante, è paragonabile solo a un mulo
(un gran bel mulo, ovvio!).
Serie "Daughters of Fortune"
1. The Outlaw and the Lady -- Prendimi
e Portami Via
2. To Marry an Heiress -- Sposare un'Ereditiera
3. Love with a Scandalous Lord -- Un
Amore Scandaloso
4. An Invitation to Seduction
Estratto
(© Sposare un'Ereditiera - ed. I Romanzi
Mondadori pag. 41, 42)
(...) -La bellezza della luna impallidisce paragonata alla vostra grazia-
Si raccapricciò. Dannazione. Era la cosa più orribile che avesse mai mormorato
a una donna.
Era da tempo che non corteggiava nessuna ed era diventato inspiegabilmente
sdolcinato. Tutto ciò di cui aveva bisogno era una piccola bugia, un piccolo
commento seducente e l'avrebbe avuta accoccolata sul suo palmo. Il problema
era che non la voleva veramente sul suo palmo. Voleva solo la propria
mano sui soldi del padre.
Era quasi sicuro che lei non avesse mai ricevuto un complimento. Altrimenti
perchè il padre sarebbe stato disposto a comprare quello che lei doveva
ancora ottenere? Perchè aveva insistito che lui la convincesse che era
bella? Perchè fare finta di amarla a meno che lei non avesse alcuna esperienza
nell'essere amata?
Si era aspettato che lei si voltasse verso di lui con occhi pieni di ammirazione.
Invece Georgina continuava a guardare il prato ombreggiato dalla luna.
-Consideratemi brutta, milord. Consideratemi noiosa. Ma non consideratemi
mai, mai stupida.
Poi si girò verso di lui, un sopracciglio inarcato, sfidandolo a negare
la sua accusa, sfidandolo a farle un altro complimento. Lui non potè far
altro che desiderare che un' immensa voragine si aprisse all'improvviso
e la terra l'inghiottisse.
Gli fece un piccolo cenno col capo come se il silenzio di lui confermasse
i propri sospetti, poi voltò di nuovo lo sguardo verso il prato.
-Dovete essere un uomo disperato - mormorò. - Che cosa vi ha offerto mio
padre?
Altro che mantenere la promessa fatta al signor Pierce, che lei non avrebbe
mai saputo dell'accordo! Ma se lui non avesse rispettato la propria parte
dell'accordo, il padre avrebbe mantenuto la sua? O avrebbe trovato un
uomo più esperto enll'inganno?
Pensò di negare tutto, ma quanto tempo avrebbe impiegato una relazione
costruita sull'inganno a crollare? Corteggiarla con false lusinghe era
una cosa. Mentire sfacciatamente...
Come se avvertisse il suo dilemma Georgina aggiunse: - Non gli dirò che
lo avete ammesso.
-Accesso illimitato alla sua ricchezza.
Devon strinse la mascella e serrò i pugni sui fianchi, odiando il bisogno
che aveva sentito tremolante nella propria voce. La disperazione che anche
lei doveva avere udito.
Il silenzio della donna parlò a gran voce. Lei aveva desiderato umiliarlo
e ora stava assaporando il suo successo. Non gli serviva questa mortificazione
e non la voleva nemmeno. Avrebbe trovato un altro modo per far fronte
alla sua grave situazione. Girò i tacchi e cominciò ad allontanarsi.
-Non sono contraria al vostro corteggiamento, milord. (...)
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