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*A TU PER TU CON KATHLEEN MCGREGOR*
Kate oltre a essere una talentuosa
scrittrice si è sempre dimostrata più che disponibile nei confronti dei
suoi fans e alla richiesta di una nostra intervista non si è tirata indietro.
Scopriamo insieme qualcosa in più di lei!
Ricorda quanto ha scoperto il piacere della lettura? Con quale libro?
Sono sempre stata molto fantasiosa e introversa, e i libri solitamente
sono il rifugio ideale per le persone come me.
Ho da sempre avuto una passione sviscerata per ogni sorta di enciclopedia
naturalistica, e forse è iniziata proprio così, dal bisogno di conoscere
e scoprire il mondo intorno a me. I primi veri romanzi che mi incantarono,
avevo forse dodici anni, li ricordo eccezionalmente bene, addirittura
meglio di alcuni altri che lessi molto più tardi: "Il leopardo che mangiava
uomini", di Jim Corbett e "La Freccia Nera", di Robert Louis Stevenson.
A questi seguirono a ruota "I Racconti" di Edgar Allan Poe, "Il Corsaro
Nero" di Emilio Salgari, "L'Isola del Tesoro" di Stevenson, "Zanna Bianca"
di Jack London... senza mai più fermarmi. Fu così che oltre all'amore
per la lettura, iniziai a coltivare quello altrettanto grande per l'avventura.
Ci sono autori di riferimento, o modelli che l'hanno influenzata?
Posso dire senza ombra di dubbio, che ogni libro letto è stato fonte di
arricchimento personale, e ha lasciato dentro di me una traccia indelebile.
Anche quei romanzi che non mi sono piaciuti, molto pochi in effetti, hanno
contribuito alla crescita della mia espressività.
Certo ho un amore speciale per gli autori capaci di farti sentire l'avventura
nel sangue, e tra questi Wilbur Smith è stato un grande maestro. Non per
aver in qualche modo influenzato il mio modo di scrivere, ma per avermi
aperto le porte della ricerca storica, e per avermi insegnato a "vedere"
e a "mostrare".
Ricorda quando e come ha cominciato a scrivere?
La passione per la scrittura è stato un completamento naturale a quello
della lettura, ed era inevitabile, vista la mia solitaria propensione
a creare mondi e avventure tutte mie, che si facesse sentire molto presto.
Ho pubblicato il mio primo romanzo a sedici anni... e anche se lo considero
alla stregua di una mia personale preistoria, è stato il primo passo verso
la consapevolezza, raggiunta molto più tardi, che scrivere era ciò che
volevo fare.
Ha un momento e un luogo preferito per scrivere?
Così d'impulso, mi verrebbe da risponderti che, per la maggior parte di
ciò che ho scritto, il luogo ideale è stato il mio studio, circondata
dai miei libri e con la mia musica in sottofondo; ma se devo rifletterci,
mi accorgo che non è stato sempre così; soprattutto quando inizio un nuovo
romanzo, sento come il bisogno di trovare un nuovo ambiente e una nuova
armonia, un'atmosfera che si accordi a nuovi ritmi.
Posso scrivere un libro sedendomi sempre nella stessa posizione, o ascoltando
a ripetizione la stessa musica, ma è certo che quella stessa musica, quella
stessa organizzazione fisica degli strumenti, quella stessa stanza, non
vanno quasi mai bene per il libro successivo. E' per questo che ogni volta
che affronto un nuovo progetto, raccolgo la mia montagna di carte e di
libri, e mi trasferisco in una stanza diversa.
Mi piace molto scrivere di notte, tra le dieci di sera e le quattro di
mattina, questo non è cambiato negli anni.
Da dove nascono le sue storie e i suoi personaggi?
Un fiore nasce da un piccolo seme... è sempre qualcosa di piccolo e talvolta
impercettibile, l'origine delle cose. La frase di una canzone, una musica
particolare, la scena di un film, un sogno... l'idea può scaturire da
qualsiasi cosa, e capisci che è valida quando non riesci a togliertela
dalla mente, quando inizi involontariamente a ricamarci sopra, a ramificarla
man mano fino a tramutarla in un embrione.
I personaggi emergono in modo quasi spontaneo, creature già complete ed
esistenti, che si lasciano man mano avvicinare e guardare dentro. A questo
punto, di solito, ho assoluta necessità di fissare tutto per iscritto,
e se, dopo qualche mese, riprendendolo in mano, riesce a darmi le stesse
sensazioni e a risvegliare lo stesso entusiasmo, vuol dire che diventerà
un romanzo.
Sente un particolare legame con qualcuno dei suoi personaggi, e perché?
Ci
sono tanti motivi, per essere legati a un particolare personaggio: perchè
in lui c'è molto di te, o magari perchè c'è molto poco; perchè pensa e
agisce come te, o perchè pensa e agisce come vorresti pensare e agire
tu, ma poiché non puoi, lo fai attraverso lui. In breve, in ogni personaggio
che crei, c'è un pezzo di te, più o meno grande, un pezzo di quello che
vorresti essere e non sei, e un pezzo di quello che non vorresti mai essere.
Quando riesci a creare un equilibrio perfetto tra questi tre parametri,
hai creato un personaggio che difficilmente ti uscirà dal cuore, e dalla
mente, e che raramente, riprendendolo in mano, rischierai di tradire descrivendolo
diverso. "Corinna McPherson" per me è tutto questo. Oltre ad essere la
mia prima creatura, rappresenta l'equilibrio perfetto tra quello che sono,
quello che vorrei essere, e quello che non vorrei mai essere. Un personaggio
a me profondamente legato, ma anche capace di staccarsi, di allontanasi,
in poche parole: di "esistere".
C'è un personaggio che ha dovuto creare per "esigenze di copione",
ma che proprio non riscontra la sua simpatia?
In generale detesto le persone meschine, e detesto l'idea che il male
resti impunito. Come scrittrice, mi è data la facoltà di punire o meno,
e questo fa sì che nessun personaggio, persino il più negativo, venga
creato forzatamente. Inoltre, mi piace indagare nella psiche di ognuno,
mi piace mostrare tutte le loro sfaccettature, e quel che ne esce a volte
merita una certa dose di magnanimità. Da un certo punto di vista, i miei
personaggi mi piacciono tutti, nel bene e nel male, hanno fatto tutti
quel che ci si aspettava da loro.
Ha mai pensato a una trasposizione cinematografica dei suoi romanzi?
Come ho già detto in altra sede, se qualcuno si interessasse ai miei romanzi
dal punto di vista cinematografico lo considererei senz'altro positivo,
e non nego di averci fantasticato io stessa, di quando in quando. Certo,
trasformare in film un romanzo è sempre un rischio, ma è comunque un rischio
che mi piacerebbe correre. Un po' per il tipo di esperienza che sicuramente
mi arricchirebbe - collaborare alla stesura dello script sarebbe di certo
una sfida entusiasmante - un po' per la curiosità di vedere rappresentati
i miei personaggi da attori in carne e ossa.
E sempre restando in tema, ha mai provato a dare un volto cinematografico
a qualcuno dei suoi personaggi?
Provato: molte volte, riuscita: mai. Questo probabilmente perché, come
dicevo prima, i miei personaggi non sono ispirati a persone viventi, non
sono creati per simulare o assomigliare. Sono creature che esistono già
ancor prima di scoprirle, con i loro tratti fisici ed emotivi, e pensare
di confrontarle, di adattarle a un volto che non è il loro, è qualcosa
che non sono mai riuscita a fare. E' come tentare di indossare un abito
che non è stato confezionato per noi, da una parte o dall'altra, farà
comunque difetto.
Oltre alla Saga Corsari... altri progetti per il futuro?
In questo momento sono immersa in un progetto totalmente nuovo, che esplora
il lato più oscuro e misterioso del mondo romanzesco, ovvero il paranormale
e il soprannaturale. Se tutto andrà come mi auguro, sarà il primo di una
trilogia, senza dimenticare - o verrò subissata da una nuova ondata di
mail ;) - il quarto capitolo della Saga Corsari, dedicato a John McFee,
la cui stesura seguirà a ruota il completamento di questo attuale romanzo.
Si può imparare a scrivere o, almeno, a raccontare?
Penso che in ogni cosa, siano necessari tre ingredienti per riuscire:
talento, apprendimento, costanza.
Presi da soli, nessuno di essi sarà mai sufficiente a raggiungere un risultato
apprezzabile, ma, anche dove vi sia poco talento, mettendogli accanto
dosi esponenzialmente maggiori di apprendimento e costanza, è possibile
imparare a raccontare e a scrivere.
Tutto sta se lo si vuole veramente.
Ha dei consigli da dare per un aspirante scrittore?
Non considerarsi mai uno scrittore. Umiltà e spirito critico vi spingeranno
a non smettere di migliorarvi, a voler apprendere sempre di più e a dare
il meglio. Capire e riconoscere i vostri limiti vi permetterà di superarli.
Oltre a questo, leggere, scrivere-scrivere-scrivere, e non arrendersi
mai.
Che libro sta leggendo ora?
Armand il vampiro, di Anne Rice. Sono solo all'inizio, e già l'adoro,
come ogni titolo di questa autrice.
Che libri porterebbe su un isola deserta?
In che contesto? Una bella vacanza di relax, o un naufragio?
Penso che la prima alternativa mi vedrebbe riempire un baule intero...
Se invece penso a quale libro vorrei salvare, se mi trovassi a doverli
abbandonare tutti sulla nave che affonda... senza ombra di dubbio: La
mummia, di Anne Rice; L'oro dell'inca, di Clive Cussler; Il settimo papiro,
di Wilbur Smith... e un libro in bianco.
Termina qui la nostra intervista, non ci resta che ringraziare
Kate di tutto cuore, in attesa di sognare con un altro suo romanzo! Grazie,
grazie grazie. Di cuore!
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