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...il piacere della lettura

LA FIGLIA DEL MATEMATICO di Laura Kinsale
Titolo originale: Flowers in the Storm
© Mondadori, 2007 Collana Emozioni
Genere: romance

*A cura di Morena
Non so perché accade, ma ne sono felice: sono innamorata. Nuovamente. Di un altero, superbo, orgoglioso, raffinato duca, di un uomo dall’intelligenza brillante e appassionato di matematica, dagli occhi di un profondo blu e orlati da lunghe ciglia nere. Un maestoso felino intrappolato in una gabbia, una gabbia che si chiama malattia, una malattia che si chiama afasia. Un uomo disperso in un mondo di cui non riconosce il senso, in cui ogni identità è calpestata, lacerata, disprezzata. È questo il manicomio, un non-luogo dove se non si è pazzi si può impazzire, dove se si è uomini si è costretti a divenire bestie per sopravvivere, ai soprusi, ai bagni freddi, ai letti di contenzione, alle camicie di forza… Come si può, mi domando, come si può aver pensato in passato di curare la follia con trattamenti al limite della stessa insensatezza che si voleva estirpare? Come si può aver pensato di lenire il “male dentro” con spicciole lezioncine moraleggianti sul valore della preghiera e della rettitudine? Mio Dio, grazie per averci dato Freud e Kraepelin e, recentemente, Basaglia affinché questi orrori avessero fine, affinché si capisse che l’uomo è anche la sua malattia e non si può strappare il male e lasciare intatta l’anima…

Ucciderò (a librate!) il prossimo che mi dirà che non si può scrivere un romanzo d’amore che sia anche di spessore, che sia intenso, profondo, che soprattutto non sia il coronamento di paroline dolci, baci e sospiri. Si può parlare d’amore, si, senza mai cadere nella banalità; si può parlare d’amore, e insieme di carne e sangue, di vita e di morte, di anima, di caducità e di Dio. Si può parlare d’amore e non lasciare che si confronti solo con la ricchezza, il potere, il prestigio; oh, no! Che amore è quello cullato negli agi e nutrito dal benessere? L’amore è un Titano che fronteggia la morte e la malattia, la religione e Dio. Talvolta ne esce vincitore, talvolta vinto, ma è Amore, c’è, esiste, e non è un pallido e impalpabile spettro.

Come troppo spesso mi accade nella vita, solo per caso, inconsapevolmente, mi sono ritrovata tra le mani questo piccolo capolavoro; con superficialità l’ho comprato e per curiosità ho iniziato la lettura. Non ho più smesso, fino all’epilogo. Uno stile profondo, fluido, avvincente mi ha irretito, una così raffinata descrizione dei sentimenti, dei dialoghi, dei più reconditi pensieri e dei dubbi mi ha avvinto; una così dettagliata rappresentazione della realtà dell’epoca mi ha piacevolmente sorpresa. E ho sinceramente apprezzato la cura che emerge da un lavoro che di certo è costato tempo e fatica. Se dovessi un giorno diventare un’autrice vorrei poter assomigliare a Laura Kinsale e se dovessi un giorno scrivere un romanzo vorrei che fosse anche solo una pallida imitazione di “La figlia del matematico”.

Non so se ho gli aggettivi giusti per definire quest’opera: romantica, prima di tutto, intensa, soprattutto, e profonda, dolce, veritiera; so anche di aver già detto in passato queste stesse parole ma mai come in questi mesi ho avuto modo di confrontarmi con diversi romanzi di spessore (anzi, vorrei mi capitasse ancora in questo 2008 carico di aspettative!).
Cosa, di questa magica storia, mi ha davvero appassionato? Forse l’originale prologo che vede un uomo trascorrere la notte precedente a un duello a svolgere complicate formule matematiche e riconsegnarmi così un lontano ricordo degli anni del Liceo, di un giovane matematico dell’Ottocento, Evariste Galois, che trascorse la sua ultima notte, prima di soccombere in un duello, lottando contro l’alba, a vergare sui fogli lunghe formule e poi, al margine, note: “Non ho tempo!”?
O forse, la mia amata psicologia che mi ha semplicemente reso ricettiva verso un tema così drammatico e controverso? O forse la capacità di questa storia di farmi piangere, come non mi accadeva da tanto?
O semplicemente la fragilità dei protagonisti? L’impotenza, la frustrazione di Christian, per lui insopportabili in quanto contraltare di un passato fatto di potere e di appagamento? L’umanità di lui che si scopre uomo, appunto, e non dio, e dunque costretto a conoscere l’umiliazione, il tradimento, la paura, la spoliazione dei propri beni e dei propri diritti, la povertà, i propri stessi limiti, “la propria stessa stupidità”, e nonostante tutto a far fronte alla rovina? O l’umanità di Maddy, di una donna quacchera, obbediente alla religione degli uomini e che un giorno incontra la religione di Dio? Il coraggio di Maddy, dai lunghi capelli scuri eppure priva di qualunque ornamento, divenuta duchessa senza volerlo, invidiata senza saperlo, orgogliosa senza superbia, coraggiosa senza temerarietà? La forza di Maddy, alla disperata ricerca della sua strada nel mondo, del suo valore per Dio e del suo significato per gli uomini?
No, di più. Mi resterà nel cuore una storia che non mi lascia credere che le quacchere possano divenire duchesse, eppure lo diventano, che non mi lascia credere che l’amore supera tutto, eppure lo supera, che non mi lascia credere in una guarigione miracolosa, ma mi indica la strada che Chris e Maddy percorreranno, lastricata di dolci vittorie e frustranti sconfitte, ma soprattutto fatta di consapevolezza…

Nota: Il romanzo è uscito con il titolo "Sull'Orlo dell'Abisso" nella collana I Romanzi Mondadori.


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