Commenti
|
VOLEVAMO ESSERE MARADONA di Rosario Cuomo
Titolo originale: /
© Cento Autori, 2010
collana Leggere Veloce
A cura di Vincenzo Acampora
Volevamo essere Maradona. E volevamo esserlo davvero.
Per la generazione dei trentenni di oggi, l'epopea del "pibe de oro",
col suo carico di leggende e racconti, ha sostituito le classiche favole
della buonanotte. Il nostro "vissero felici e contenti" aveva la consistenza
di una finta di corpo, di un dribbling, di uno di quei calci di punizione
la cui traiettoria finiva la sua corsa all'incrocio dei pali. Siamo cresciuti
barattando Cenerentola e Biancaneve con due punti fuori casa, sui campi
provinciali di Ascoli e Verona. Il principe azzurro portava i pantaloncini
marca NR, aveva il baricentro basso, due cosce grandi e veloci e un piede
sinistro capace di qualsiasi magia. Il cattivo che a furia di perdere
diventava quasi simpatico, portava Tacconi per cognome. Una vittoria a
San Siro, contro il Milan di Sacchi era il miglior lieto fine possibile.
In una sua intervista, Massimo Troisi all'apice del successo, diceva di
avere un solo desiderio: essere un calciatore del Napoli. Era un desiderio
comune. Da bambini, per natura, sognavamo di essere attori, cantanti,
astronauti, ginecologi di successo, piloti di Formula 1 ma nessuno di
noi avrebbe avuto dubbi su quale sogno fosse il più importante; avremmo
dato ogni cosa per giocare un solo minuto accanto a Maradona.
"Volevamo essere Maradona" di Rosario Cuomo è un libro che parla di un'epoca
in cui era naturale sognare, a tutte le fasce d'età. E parla della distanza
che avevano quei sogni, dalla realtà. Il protagonista è un ragazzino che,
come tanti, passava i pomeriggi a giocare interminabili partite a pallone,
nel piazzale antistante la chiesa del Paese. I suoi piedi tiravano calci
a un Super Santos quasi sempre sgonfio e le ginocchia si scorticavano
sopra l'asfalto duro, mentre i sogni volavano all'erba soffice dello Stadio
San Paolo e a quel pallone di cuoio calciato da Maradona.
Quando il "pibe de oro" arriva in Paese per farsi curare la caviglia in
gran segreto, il ragazzino, come tutti gli altri abitanti, vive un momento
che rimarrà per sempre impresso nella sua mente. Il giorno dopo, la piazza
è piena di gente che racconta. Tutti sono vittime di un'allucinazione
collettiva e c'è chi è riuscito a toccarlo, chi l'ha visto palleggiare
con un'arancia e c'è l'eroe più grande di tutti che ha avuto il privilegio
di portarlo sul sedile posteriore della sua 127, nascosto da una coperta.
In definitiva, il racconto di Rosario Cuomo parla di come un sogno impossibile
può influire su una realtà "normale" e sconvolgerla, regalando un momento
di ebbrezza a tutti coloro che la vivono. Restano poi le differenze di
classe, fra i bambini della scuola calcio Napoli e quelli che giocano
davanti alla chiesa. Restano le difficoltà, i soldi da grattare dai muri.
Restano le preghiere, la fatica dei genitori e i silenzi in casa che ne
derivano. Restano le maglie da sudare e l'impressione di dover sempre
lavorare più degli altri per arrivare a un traguardo. Però una finta di
Maradona, per un attimo, lenisce tutto questo. Lo rende meno pesante e
non ci sono altri termini per definire il fenomeno, se non chiamarlo "sogno".
"Na' fint' e Maradon' scioglie o' sangue rint' e vene", dicono gli anziani
del Paese. E lo fanno col sorriso sulle labbra.
Da leggere. Da leggere tutto d'un fiato il racconto di Rosario Cuomo,
senza filtro (come direbbe l'autore), per poter sentire il sapore dell'ironia
e del velo di malinconia, proprie di chi ha vissuto "d'anima e pelle"
certi momenti.
Da leggere, per scoprire che contava davvero poco la distanza che avevano
i sogni di allora, dalla realtà.
Lo Staff di Leggiamo:
Vista la brevità e le ridotte dimensioni del formato, il romanzo risulta
perfetto per un viaggio in treno o in aereo, o anche da portarsi dietro
nel tragitto casa/lavoro.
Durante i nostri viaggi estivi l'abbiamo letto in tre, e a tutti e tre
i recensori è piaciuto. Non perchè sia un racconto innovativo o di chissà
quale fattura narrativa, ma per la familiarità che trasmette. Nonostante
nessuno di noi abbia vissuto quella realtà, il sogno che ha accompagnato
un'epoca, forse a noi lontana, è sembrato così reale e vero, da diventare
un po' anche il nostro sogno.
D'altronde c'è chi sognava di essere Maradona, ma quel sogno si può benissimo
proiettare ad oggi. C'è chi sogna di fare l'attore, il cantante o appunto
il calciatore, l'importante è che quel sogno sconvolga la quotidianità,
sia la benzina della vita, la ragione per cui svegliarsi la mattina. O
più semplicemente c'è chi ha iniziato a sognare dopo aver incontrato il
proprio idolo.
Poche pagine di grande profondità e anche di malinconia, capaci di lasciare
il segno.
La recensione di Vincenzo Acampora, dopo aver assaporato ill romanzo,
ci piace ancora di più, ma soprattutto la condividiamo.

|