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Vlad-Dracula di Augustyn
Michael
Titolo originale: Vlad Dracula
© Newton & Compton, 2006 - pag. 368
Genere: romanzo storico
A cura di Alan Wolf
« Tenui nec dimittam » (Non rinuncerò mai a ciò che ho conquistato)
Vlad Dracula – Agosto 1456, Tirgoviste.
Questo romanzo storico affonda le sue radici nel quindicesimo secolo,
in Europa Orientale, per raccontare più verosimilmente possibile i tratti
salienti della vita di un personaggio ben più famoso nella letteratura
horror che in quella “storiografa”. Vlad Dracula.
Lo stesso autore afferma che ha cercato in tutti i modi di attenersi alla
realtà dei fatti, benché di quel periodo, e soprattutto di quel particolare
voivoda valacco, non ci siano documentazioni così complete che permettano
di scriverne senza sconfinare nel “romanzato”, o nella leggenda…
L’opera si compone di tre parti ben distinte: il Fuggitivo, il Principe,
il Prigioniero.
La prima di esse parla del primo ma brevissimo regno di un Vlad adolescente,
già principe della Valacchia ma senza trono, conteso dalle diverse famiglie
di sangue nobile presenti sul territorio. E dei suoi successivi e continui
spostamenti in cerca di un esercito personale o di un alleato che possa
affiancarlo per riscattare ciò che è implicitamente suo. Dai musulmani
del vasto Impero Ottomano, ai cattolici ortodossi dei reggenti di Moldavia,
ai cattolici papisti del Regno d’Ungheria. Vlad si dimostrerà sin da giovane
un abile diplomatico, oltre che uno spietato guerriero, utilizzando queste
diverse esperienze per affinare doti e tecniche che poi lo renderanno,
nel bene o nel male, il “famoso” voivoda sanguinario.
La seconda parte del romanzo - il Principe - è senz’altro quella più interessante
e corposa di contenuti. Partendo dalla presa di Tirgoviste, la capitale
valacca, Vlad tornerà voivoda per il periodo più lungo della sua turbolenta
vita, riacquistando a pieno titolo il nominativo di Dracula, “figlio del
drago”, quale discendente della stirpe della Societas Draconis. Atto che
coinciderà, nell’agosto del 1456, con il passaggio nel cielo di quella
che in futuro verrà chiamata Cometa di Halley. Presagio funesto per la
popolazione intera tranne che, ovviamente, per Vlad…
Il nuovo principe attuerà in Valacchia tutta una serie di provvedimenti
atti a liberare la sua terra dai briganti, a favorire i suoi mercanti
nell’Europa dell’Est contro la dura concorrenza sassone, a limitare i
poteri dei suoi boiardi, i potenti proprietari terrieri. E lo farà con
una ferocia, una crudeltà e una spregiudicatezza tale da “meritarsi” l’appellativo
rumeno di Ze’-Pesh. Tepes: l’impalatore.
Tra le righe di questo capitolo si nascondono poi degli aneddoti che sfiorano
la leggenda, come quello del calice d’oro “pubblico”, messo dal voivoda
in persona sulla fontana principale della capitale per permettere a chiunque
di abbeverarsi in suo nome. Oppure riguardo alla costruzione della sua
fortezza principale, il Castello, tra gli irti rupi dei Carpazi transilvanici.
O ancora quello più macabro della foresta degli impalati…
La terza e ultima parte invece, tratterà un Vlad decisamente più maturo.
Perso per la seconda volta il trono, esso si rifugerà in Ungheria dove
verrà tenuto “sotto controllo”. Prigioniero di lusso in attesa di possibili
sviluppi nella storia, perché anche il Re e la Chiesa stessa riconosceranno
il fatto che, prima o poi, questo pazzo voivoda temuto persino dall’Imperatore
turco, possa in qualche modo tornare utile.
Sfruttando ancora le sue grandi abilità politiche e belliche, Vlad conquisterà
per la terza e ultima volta il trono di Valacchia, ricevendo anche la
“storica” scomunica dal vescovo ortodosso del regno - il metropolita -
per essersi convertito al papismo ungherese. Una maledizione che, con
la sua morte, lascerà per molte generazioni a venire cupe e tenebrose
leggende popolari…
Affascinante. Con una narrazione semplice ed immediata il romanzo di Michael
Augustyn scorre attraverso la vita di questo particolare personaggio storico
e di un settore dell’Europa in un periodo in cui le guerre di religione
sono al suo apice.
Il voivoda Vlad è un personaggio molto controverso. Nella sua efferatezza
e pazzia si nasconde comunque il desiderio di vedere la sua povera terra,
la Valacchia, ergersi con onore al fianco dei più grandi e rinomati regni
confinanti. Voglia che lo porterà ad avere un nutrito seguito di sostenitori,
tra cui anche la Chiesa che lo definirà: Il Crociato della Cristianità.
L’autore è molto bravo a far abbassare la guardia al lettore, a fargli
provare forse un po' di ragionevole compatimento per un principe che ha
cercato “semplicemente” di controllare e gestire come meglio poteva un
piccolo regno in quell’oscura epoca. Ma, alla fine del libro, sarà inevitabile
anche un altro rilevante interrogativo. È davvero più terrificante il
vampiro della leggenda, o il reale voivoda valacco che l’ha ispirato?
Due appunti in chiusura:
- Alla fine del romanzo l’autore si è dilungato in una piccola appendice
denominata “La Leggenda”. Parere personale: se la poteva risparmiare
- La copertina della versione originale americana è decisamente più adeguata
di quella italiana. Non ci si poteva perlomeno ispirare a quella?

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