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...il piacere della lettura

SULLA COLLINA NERA di Bruce Chatwin
Titolo originale: On the black hill
© Adelphi, 1996 - pag. 290
A cura di Simonetta Cestarelli

"Per quarantadue anni Lewis e Benjamin Jones dormirono l'uno accanto all'altro nel letto dei genitori, nella loro fattoria chiamata La Visione. [...] Una delle finestre [della stanza] si apriva sui verdi campi dell'Inghilterra; l'altra era rivolta al Galles, e al di là di una macchia di larici guardava la Collina Nera..."

Chatwin, grande viaggiatore, in questo romanzo, il terzo per l'esattezza, propone una nuova elaborazione del tema della lontananza intesa non come distanza spaziale, e quindi viaggio, ma come distanza temporale, mostrando il modo in cui nei confini di un piccolo spazio si può vivere distanti dal resto del mondo.
A differenza degli altri suoi libri, dove racconta di viaggi in posti esotici, in questo romanzo descrive la vita di chi non ha mai viaggiato, nel tentativo di raccontare dell'importante viaggio che in realtà non è che la vita stessa.
"Sulla Collina Nera" è un romanzo che coinvolge il lettore nella vita dei gemelli Jones: Benjamin e Lewis, che vivono nella fattoria La Visione al limite fra l'Inghilterra e il Galles. Il confine geografico delle due regioni passa proprio all'interno della fattoria, per la precisione sulla scala. La città più vicina è Rhulen, dove si svolge la vita sociale dei protagonisti, con la chiesa, il pub e la stazione; più in là è situato Hereford, il posto oltre il quale i Jones non sono mai andati.
I due gemelli sono identici, i loro personaggi possono essere considerati un'unica entità funzionale all'interno del romanzo ed un'unica presenza; il loro essere doppi, che è quasi un limite della vita reale, li rende vulnerabili e complessi, dipendenti l'uno dall'altro quanto differenti.
Il racconto si snoda unicamente nell'intreccio della vita dei due protagonisti, dunque sullo sfondo di una campagna gallese immobile e solitaria, scandita dalle emozioni che si appoggiano su un vissuto dai ritmi sempre uguali. All'interno del cerchio della loro esistenza piena di eventi a volte violenti, si percepisce solo l'eco della vita del mondo: due guerre mondiali, l'arruolamento, ed una modernità che avanza e che sembra non toccarli se non di riflesso, trincerati come sono all'interno del proprio confine da non oltrepassare.
Benjamin e Lewis, ingenui, carichi di una innocenza quasi infantile, legati alla loro terra, sono tenacemente aggrappati ai ricordi, rappresentati in quelle piccole cose di tutti i giorni che scandiscono il trascorrere del tempo.
Due esistenze fuse in una sola che, se vengono momentaneamente separate dalla morte, tendono a ricongiungersi anche materialmente nell'unica lapide sopra le loro tombe.
Un romanzo popolato da molti altri personaggi che comunque rimangono comparse, la cui vita acquisisce gli spazi del tempo in cui si svolge tutta la vicenda. In tutto il romanzo si percepisce un senso di tristezza ed il tentativo di dilatare il tempo della vita che per quanto lunga sembra comunque sfuggire dalle mani.
Chatwin non delude neppure in questo soggetto distante dai suoi romanzi precedenti, paradosso del viaggio inteso in senso proprio, scritto con il suo stile rapido e piacevole che si contrappone alla lentezza della storia. Nell'intreccio della narrazione l'autore ci regala momenti di autobiografia accennata e l'intensità di emozioni tipiche del suo modo di scrivere.


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