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  Narrativa: AUTORI - RECENSIONI - CONSIGLI

 


Collana Omnibus - ed. Mondadori

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...il piacere della lettura

MONDO SENZA FINE di Ken Follett
© Mondadori, 2007 - pag. 1367
Genere: storico

* A cura di Ema
Dopo le delizie e gli intrighi de “I Pilastri della Terra” ero sicuro che il maestro Ken Follett non mi avrebbe deluso nemmeno questa volta…
“Mondo Senza Fine” è un altro capolavoro dello scrittore inglese, un fiume di parole lungo 1400 pagine che si legge con furia, cercando di arrivare alla fine e allo stesso tempo sperando che non finisca mai. Dopo il medioevo crudo e oscuro del primo romanzo, in questo nuovo lavoro troviamo un medioevo stanco, superato. Un epoca che dopo secoli di oscurità di ragione e fede inizia ad intravedere le luci del “buon senso”e i primi tentativi di qualche individuo di liberarsi di testi, leggende, superstizioni vecchie di millenni.
La stessa Chiesa Cattolica inizia ad avvertire i primi segni di cedimento e sebbene il priorato di Kingsbridge mantenga ancora gran parte dell’autorità di un tempo, l’ottusità e lo spirito eccessivamente conservatore dei suoi reggenti inizia a far sorgere dei dubbi nei fedeli del tempo sul loro effettivo ruolo di emissari di Dio in terra.
È nella stessa Kingsbridge di duecento anni dopo che si intrecciano le storie, le passioni, gli scandali, i dolori di tante persone diverse; birrai e tintori, locandieri e braccianti, suore e preti del priorato, mercanti e contadini, nobili e autorità ecclesiastiche, ladruncoli e spietati fuorilegge.
È l’anno 1327 quando quattro bambini provenienti da famiglie di diversa estrazione sociale si incontrano al limitare del bosco e decidono di andare a tirare di nascosto con l’arco dove gli adulti impiccioni non possano impedirglielo. Giunti nel bosco sono testimoni inconsapevoli di un duplice omicidio che legherà le loro vite per sempre.
Gwenda, di umili origini, i fratelli Ralph e Merthin figli di nobili decaduti e Caris, figlia di un famoso commerciante di lana. Nonostante la storia abbracci i destini di tutti e 4, l’autore si sofferma molto di più sulle sorti di Merthin e Caris, innamorati fin da fanciulli e protagonisti di incredibili vicissitudini legate alla città di Kingsbridge. In Caris ritroviamo il desiderio moderno di emancipazione e di ribellione nei confronti delle regole e delle consuetudini. Una donna dell’epoca che sfugge al matrimonio per timore di esservi imprigionata ha dell’incredibile, tanto quanto lo spasmodico desiderio di imparare e di praticare la medicina senza l’uso degli obsoleti manuali di Galeno e degli altri medici dell’antichità. Per tutta la vita Caris pagherà a caro prezzo il suo desiderio di indipendenza e la sua sete di conoscenza senza tuttavia rinunciarvi mai.
Tra i protagonisti, Caris è sicuramente la figura più straordinaria e meglio caratterizzata dall’autore che infonde in lei tutto il suo genio narrativo e descrittivo.
Anche Merthin non è un uomo comune. Obbligato dal padre a frequentare la scuola cittadina per carpentieri, applicherà tutto il suo genio e la sua straordinaria intuizione per dotare la piccola Kingsbridge di un solido ponte di pietra per favorire nuovamente il commercio e i mercati destinati alla rovina a causa della mancanza di strutture adeguate.
Ma l’ambizione di Merthin va ben oltre la costruzione di un ponte e dopo un lungo esilio volontario a Firenze, rientra in patria per progettare e costruire la più grande torre che l’Inghilterra abbia mai visto.
Il suo rapporto con Caris è invece un vero e proprio rompicapo, reso ancor più difficile dallo scoppio della peste in città che riscuoterà il suo orrendo tributo in vite umane.
Tutt’altro destino per il fratello di Merthin, Ralph, mandato dal padre a fare lo scudiero e deciso fino all’ultimo a riportare la sua famiglia ai fasti nobiliari di un tempo.
Tra i quattro ragazzi che si incontrarono quel giorno nel bosco, Ralph è il più malvagio, il vero e proprio antagonista della storia.
Coinvolto nella guerra dei cent’anni tra Inghilterra e Francia, il giovane sperimenterà ogni forma di orrore e di crudeltà ai danni della gente povera e inerme. Sarà grazie alle violenze, agli omicidi e all’avidità senza limiti che il ragazzo riuscirà nell’intento di ridare onore e rispettabilità alla sua famiglia, anche se pagherà cara la sua inesauribile sete di potere.
In mezzo a queste storie di nobili e mercanti, costruttori e autorità religiose si sviluppa anche la storia ben più umile di Gwenda, nata povera contadina e vissuta come tale. Innamorata fin da adolescente del bel Wulfric, subirà insieme a lui le ingiustizie e le atrocità che Ralph e i suoi tirapiedi riserverà loro, colpevoli di non aver mai temuto la loro autorità.
L’abilità di Ken Follet nell’intrecciare con maestria le sorti di questi 4 personaggi è straordinaria tanto quanto la sua capacità di collocare veri fatti storici come la guerra dei cent’anni nel cuore della finzione romanzesca.
La narrazione è così avvincente che il lettore precipita in queste ambientazioni medievali con così tanta foga che gli sembra quasi di sentirne voci e odori e di ammirarne i colori.
Il risveglio dalle pagine del libro e il ritorno alla realtà della vita non è sempre immediato e non è raro ritrovarsi frastornati con gli occhi e le orecchie colme di storia.
Un peccato mortale perdersi un tale capolavoro che, grazie alle vacanze, io stesso ho divorato in cinque giorni.


* A cura di "Io e papperina" (2007)
Due secoli dopo "I Pilastri della Terra". Avevo già letto quel libro con avidità ed estremo piacere tanto ché, mi ero accorta di essermene affezionata e non sapevo se volevo finirlo, oppure mantenere quella lettura più a lungo per non trovarmi poi orfana del mio appuntamento serale con lui.
Ovviamente ha prevalso la curiosità e l'ho finito.
Oggi mi ritrovo con in mano " Mondo senza fine". Sono un po' perplessa: non mi deluderà?
Difficile ricreare l'atmosfera del libro precedente, la passione che ne usciva, l'attenzione con cui Follett riusciva a condurre il lettore attraverso la vita di tanti personaggi.
Comincio prevenuta ma poi, ecco di nuovo la stessa sensazione.
Di nuovo mi ricalo in questa narrazione, mi ritrovo nella stessa Cattedrale ma solo duecento anni dopo.
Un Ken Follet ovviamente diverso da quello che scriveva "La cruna dell'ago", " Codice Rebecca" eccetera…
Qui il racconto è ancora una volta il percorso della vita di una città. È ancora l'obiettivo della costruzione della più alta torre che ci sia in Inghilterra in quel periodo.
Tutto comincia con quattro bambini che si trovano coinvolti in un assassinio.
Da questo , che diventerà il loro segreto, verranno condizionate le loro vite con intrecci, amori, paure, separazioni, ricatti e dolori.
La magistrale rappresentazione della guerra fra Inghilterra e Francia ci fa vedere le varie tecniche usate in quel periodo, ci porta a conoscenza delle cattiverie che ne derivano e le ambizioni che fanno passare i limiti.
Così attorno al fulcro della Cattedrale di Kingsbridge gira la storia di circa settant'anni di pieno medioevo e in piena peste che raggiunge tutto e tutto facendone la malattie del tempo.
I dettagli scorrono veloci e il lettore non si accorge di quanto possa essere difficile portare avanti un libro di tali dimensioni con tanti personaggi in modo così equilibrato.
Un grande scrittore e il degno seguito dell'altrettanto grande libro "I Pilastri della Terra".
Lo stile è lo stesso e mi sono ritrovata a pagina 1366 con lo stesso rimpianto di vent'anni fa.
Ho perso il mio appuntamento serale che aspettavo per tutto il giorno con emozione e curiosità.
Nonostante il "volume" del volume, si legge in modo scorrevole, piacevole alla mente, e in più si nota il notevole approfondimento di quello che erano gli usi e i costumi di quel tempo.
Ken Follett si rivela, ancora una volta, un grande scrittore che per scrivere, come ogni grande, si documenta prima in modo ineccepibile.


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