+
+

|
L'ELEGANZA DEL RICCIO
di Muriel Barbery
Titolo originale: L'élégance du hérisson
© E/O, 2007 - pag. 384
A cura di Llucya73
Parigi, rue de Grenelle numero 7.
Palazzo aristocratico, di quell'eleganza parigina così pittoresca, così
suggestiva…
Palazzo abitato da famiglie aristocratiche, o comunque ricche, e assolutamente
snob. Lo stabile rievoca un'eleganza fine secolo, riecheggia passi ovattati
su passatoie di velluto elegantemente consunto. (Il nuovo, si sa, fa tanto
parvenu!)
Tutto è come deve essere.
Le famiglie che abitano lo stabile sono eleganti, benestanti e altoborghesi.
Posseggono gatti viziati che dormono sul salotto buono riempiendolo di
peli e cocker pigri e grassi, portati a spasso da eleganti signore di
mezz'età, che ragionevolmente possiamo immaginare con capigliature corte,
azzurrine e ondulate, ornate di gioielli barocchi e giri di perle al collo.
Anche la portinaia, in rue de Grenelle n. 7, sembra proprio come deve
essere.
Grassa, sciatta e bisbetica Renee è dotata di gatto soprappeso e ciabatte
d'ordinanza.
Peccato che la signora Renee sia un'autodidatta entusiasta e segreta,
che conosce a menadito la filosofia moderna e la cinematografia d'essai,
che cucina tradizionali sbobbe ipercaloriche per il gatto e che invece
si nutre di pesce marinato allo zenzero… una poetessa in pectore
che considera un dolce ben riuscito al pari di una raffinata elegia.
Questo libro è una bella scoperta, come una di quelle torte all'apparenza
rustiche e disadorne e poi delicatamente zuccherate e dal sapore di vaniglia.
Il titolo è autoreferenziale: l'eleganza del riccio, un'armonia nascosta
e segreta, non è solo quella della nostra intelligente, sensibile portinaia,
ma anche quella di questo volumetto dalla copertina anonima e dalla trama
complessa, oltrechè dall'autrice sconosciuta - qui in Italia - ai più
(almeno: sconosciuta a me, che vivo in libreria).
Ne "L'Eleganza del Riccio", la storia di Renee è un collage: la
sua vita è composta anche dalle vite dei coinquilini, dai ricordi di un'infanzia
rimossa, dalla curiosità nei confronti delle stramberie altrui, dal rapporto
privilegiato con la quotidianità più minuziosa che la sua occupazione
le regala.
E lei, fine maestra di pensiero, è un occhio attento ma - allo stesso
tempo misericordioso - che si posa su tutto quanto le gira intorno, baricentro
convenzionale dell'umana varietà.
Questa storia, struggente e ben narrata, conferma una diffusa teoria:
la curiosità è sinonimo di un'intelligenza vivace.
In ogni caso, aggiungo io, il curioso si diverte: il mondo per lui è un
immenso spettacolo teatrale da cui trarre ispirazione e monito.
Se siete - come me - tra quelle persone che seguono con passione i dialoghi
captati casualmente sul treno, se per voi, al ristorante, ogni tavolo
è un piccolo palcoscenico, se camminando per la via vi divertite a immaginare
la storia nascosta dietro a ogni finestra illuminata… bene, questo libro
fa decisamente per voi, perché tra pagine dense di "filosofeggiamenti"
e storie di vita dolorosamente vissuta, potrete trovare diversi, incantati
attimi sospesi in una perfezione incantata di "sempre nel mai".
Da assaporare.
Riconoscimenti Principali
- Premio Georges Brassens 2006
- Premio Rotary International.

|