+
+
|
LA ZIA MARCHESA di
Simonetta Agnello Hornby
© Feltrinelli - collana I Narratori
Pagine 322
A cura di Chiara Tinelli
Simonetta Agnello Hornby ha confezionato un capolavoro
molto complesso e stratificato.
Vi si narra della Sicilia di metà Ottocento, dell'avanzata di Garibaldi
e della caduta dei Borbone, con la conseguente perdita da parte del clero
dei privilegi di cui godeva durante il loro regno. Questo almeno a livello
di ossatura dell'opera. A questa Storia con la S maiuscola, infatti, si
mescola la vicenda reale seppur romanzata della Zia Marchesa, così
come veniva chiamata dai suoi nipoti con tono dispregiativo una donna
realmente esistita, Costanza Safamita. Ma non è finita qui: a raccontare
l'insolita vita della marchesa è la sua anziana balia, Amalia Cuffaro,
che ripercorre le tappe di questo cammino tortuoso per soddisfare le curiosità
della nipote Pinuzza.
In apparenza sembra dominare un grande caos di piani diegetici e punti
di vista, in realtà l'autrice si rivela perfettamente capace di reggere
le fila delle diverse storie. E non solo: ogni episodio è introdotto da
un breve sommario che semplifica la lettura e da un proverbio declamato
in siciliano, che conferisce un sapore aspro e antico all'intero romanzo.
I capelli ramati di Costanza fanno da filo rosso e nodo emozionale dell'opera:
osserviamo i suoi primi passi, i rifiuti della madre e le carezze del
padre, le sue lunghe cavalcate, i viaggi a Palermo, il suo amore per le
tartarughe e il male che le causeranno, il grande amore, la vergogna e
il dolore, la gelosia e la follia, la morte. Sembra di assistere a un
film, fatto di flashback ed ellissi narrative, di suggestioni romantiche
interrotte dal brusco riaccendersi delle luci in sala.
La zia marchesa è un romanzo che risucchia il lettore e lo scaraventa
nell'erba riarsa di un meriggio siciliano, lo rende partecipe dei pettegolezzi
e delle superstizioni popolari, lo affascina e lo elegge a testimone delle
vicende di una famiglia della ricca aristocrazia rurale.
I sogni che evaporano, la giovinezza che sfugge e l'amore che inganna:
Costanza diventa alla fine vittima degli stessi preconcetti e sortilegi
che per tutta la vita ha aborrito, sfidando le convenzioni sociali e rendendosi
nemiche le persone che più amava. Quello che sconvolge davvero è come,
se osservata da un altro punto di vista, per esempio quello del fratello
Giacomo e dei suoi figli, la storia abbia tutto un altro sapore, tutto
un altro significato. E le certezze di chi Costanza fosse davvero si perdono
nel passato, così come le sue origini.
Quarta di copertina - © Feltrinelli
Seconda metà dell'Ottocento. La Montagnazza, Agrigento. Amalia vive con
la nipote Pinuzza in una delle molte grotte scavate nella pietra. Le occupazioni
quotidiane vanno di pari passo con i racconti i quando Amalia era la balia
di Costanza in casa Safamita, una grande famiglia della ricca aristocrazia
terriera. Il crollo del regno borbonico, la vendita dei beni ecclesiastici,
il potere progressivamente assunto dalla mafia nelle campagne indebolisce
se non il prestigio almeno la forza dell'aristocrazia. È in questo contesto
che si profila il difficile destino di Costanza Safamita, tanto amata
e protetta dal padre, il barone Domenico, quanto rigettata e negletta
dalla madre Caterina. Con la sua chioma rossa e il suo aspettofisico quasi
"di un'altra razza", Costanza cresce fra le persone di servizio, divisa
fra le occupazioni umili e l'esercizio della musica, fra l'orgoglio paterno
del sangue e le prospettive alquanto limitate della vita in provincia.
Quando il barone Domenico decide, a fronte delle delusioni infertegli
dai figli maschi, che sarà lei l'unica vera erede del prestigio e delle
sostanze di casa Safamita, Costanza è costretta ad affrontare la mondanità
di Palermo, a trovare marito, a modellarsi una nuova identità sociale.
Si innamora del marchese Pietro Patella di Sabbiamena, tanto affascinante
quanto spiantato e dissoluto, e riesce ad averlo, senza tuttavia sciogliere,
come vorrebbe, i nodi che la vincolano a una sofferta, malvissuta sessualità.
Simonetta Agnello Hornby costruisce, con il suo formidabile stile a più
piani narrativi, la saga di una famiglia, un segmento della storia siciliana,
il crollo di un mondo - quello aristocratico - guardato senza nostalgia,
scandagliato impietosamente da entomologa sociale, non senza riservare
al lettore il piacere di arrivare a inquietanti rivelazioni attraverso
il progressivo sommarsi di tonalità di voci che svariano dal racconto
in prima persona di Amalia a quello del narratore-architetto.

|