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LA RAGAZZA DELLE ARANCE di Jostein Gaarder
Titolo originale:
Appelsinpiken
Longanesi 2003 - pag. 193
Genere: dramamatico
A cura di Silvia
Questo romanzo di Gaarder scritto in forma epistolare
è un chiaro messaggio sul significato della vita e sull'accettazione della
morte. Non è un libro che cade nel melodramma, al contrario infonde un
chiaro messaggio di speranza ed è consigliabile leggerlo tutto d'un fiato
visto la brevità della storia, per non perdere il filo che unisce trama
e metafore, personaggi e dialoghi, significati espliciti e sottintesi.
Jan Olav sapendo di morire scrive una lunghissima lettera al figlio piccolo
(che a sua volta trasformerà in un libro - quello che stiamo appunto leggendo)
per raccontargli una parte molto significativa della sua vita e per farsi
conoscere almeno attraverso le parole.
La morte strappa Jan alla sua famiglia quando Georg ha solo quattro anni
e il bambino troverà gli scritti solo molti anni dopo, quando adolescente,
vivrà con grande commozione quest'incontro col padre. Jan si mette completamente
a nudo, parlandogli di paure, insicurezze, dolori e gioie, tra cui la
sua più grande, cioè quella di innamorarsi a prima vista della ragazza
delle arance. Al figlio parla, spiega e domanda, proprio come se gli fosse
seduto davanti, come se lo potesse sentire e magare rispondergli, toccarlo,
abbracciarlo.
Non è un romanzo che lascerà un segno indelebile nelle vostre menti, più
che altro ne conserverete il ricordo, per quanto scontato, che la vita
vale sempre la pena di essere vissuta, anche se per poco.
Trascorrere un pomeriggio o una serata a riflettere con Jan e Georg sulla
vita e la morte non sarà tempo perso, certo se vi siete già persi nelle
profondità de "Il Mondo di Sofia" potreste trovarlo superficiale e scontato,
ma dovete considerare che il romanzo è stato pubblicato in Norvegia anche
su una collana di libri per ragazzi, proprio perchè di immediata comprensione.
Più che sufficiente.
La Frase
"La vita è una lotteria gigante dove si vedono solo i biglietti vincenti.
Tu che stai leggendo sei uno di questi biglietti. Lucky you!"
Le Prime Righe
Mio padre morì undici anni fa. Quando se ne andò, io avevo solo quattro
anni. Non credevo che avrei più avuto sue notizie, ma adesso stiamo scrivendo
un libro insieme.
Queste sono le primissime righe di quel libro, e le sto scrivendo io,
ma a poco a poco sarà lui a parlare. È lui che ha una storia da raccontare.
Non sono sicuro di ricordarmelo bene. Probabilmente mi sembra soltanto
di ricordarlo perché ho guardato tante volte le sue foto.
Solo una cosa sono convinto di ricordare veramente, ed è ciò che accadde
una sera mentre guardavamo insieme le stelle dal terrazzo.
Su una delle foto ci siamo mio padre e io seduti sul divano di pelle giallo
in soggiorno. Sembra che mi stia raccontando una bella storia. Il divano
l'abbiamo ancora, ma lui non è più seduto lì.
In un'altra foto siamo sulla sedia a dondolo verde nella veranda. Quella
foto è appesa alla parete fin da quando mio padre morì. Anche ora sono
seduto su quella sedia, ma non mi dondolo perché sto scrivendo su un grosso
quaderno. Più tardi inserirò tutto nel vecchio computer di mio padre.
Ci sono cose da raccontare anche sul computer, ma ci ritornerò in seguito.

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