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LA CHIAVE DI SARAH
di Tatiana De Rosnay
Titolo originale: Confessions of a Crap Artist
© Fanucci - pag. 256
A cura di Silvia
"...per non dimenticare"
Parigi, 16 luglio del 1942. E' notte fonda quando la polizia francese
irrompe in casa della piccola Sarah per deportare lei e la sua famiglia
ad Ausli È la notte di uno dei più grandi rastrellamenti della Seconda
Guerra Mondiale
È
L'olocausto attraverso gli occhi di una bambina di 10 anni, attraverso
l'indifferenza di un popolo che doveva essere quello dalla parte dei "giusti",
attraverso la vergogna, il coraggio, la speranza.
Sarah
Sicuramente la prima parte del romanzo, quando le due voci narranti si
alternano, è migliore della seconda, dove scopriamo invece Julia, la giornalista,
moglie e madre alla ricerca di un ruolo all'interno della sua famiglia.
Americana, incinta a quarantacinque anni, sposata con un francese che
di bambini non ne vuole più sentire parlare, Julia deve scrivere un articolo
sul Vél d’Hiv, ma quello che scopre la cambia, la rende una persona diversa,
incapace di seppellire il passato e archiviarlo come tale.
Ma l'orrore vissuto nel '42, quando persero la vita oltre 4000 innocenti
tra i 2 e i 12 anni, non riesce a lasciare Julia indifferente. Come si
può fingere che nulla sia successo, che il passato non si ripercuota sul
futuro.
Il marito sta ristrutturando lo stesso appartameto dove sessant'anni prima
la polizia francese aveva fatto irruzione per deporatare la famiglia di
Sarah. E lei, piccola, fiduciosa, coraggiosa, aveva nascosto il fratellino
in un armadio, promettendogli di andarlo a liberare presto, che tutto
sarebbe andato bene e sarebbero stati di nuovo insieme. Sempre.
Un romanzo toccante, struggente, capace di infondere

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