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...il piacere della lettura

JEZABEL di Irène Némirovsky
Titolo originale: Jézabel
Adelphi, 2007 - Pagine 194
Genere: drammatico
A cura di Chebarbachenoia
(2007)

Una donna ricchissima, affascinante, elegante, bella anche se non più giovane; una donna con la fama di ammaliatrice, libera, invidiata ed ammirata dalle altre donne.
Un ragazzo qualsiasi, uno studente squattrinato, (un gigolò, forse?), morto.
Ucciso dalla facoltosa signora.
Un processo, con un epilogo prevedibile, che si celebra nella Parigi degli anni trenta.
Immaginate: un’aula gremita di gente, curiosi corsi ad assistere, tutti là per vedere se questa donna merita la sua fama.
Sul banco degli imputati lei: Gladys Eysenach.
Nonostante il pallore, nonostante l’aria stanca e stravolta, era ancora bella; solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane….. tutti gli sguardi si appuntarono sulle sue mani nude, piccole e dal disegno perfetto”.
Sì, ha ucciso. Sì, è andata proprio così. O no?
E se veramente Gladys ha ucciso Bernard, perché lo ha fatto?
Se volete scoprire come stanno veramente le cose, accomodatevi e leggete.
Qualche altra cosuccia, però, voglio dirvela.
Chi è Jezabel?
È la “creatura” del commediografo Racine inventata per la sua opera “Athalie”; è la madre, crudele e perversa, che così appare in sogno alla figlia: “Aveva ancora quella finta bellezza, mantenuta con cure, con espedienti labili, per riparar degli anni le sfide terribili”.
Questa è la Jezabel dell’autore francese . La protagonista del romanzo della Nemirovsky , Gladys Eysenach, è un’altra Jezabel .
Gladys è il prototipo della “mangiatrice di uomini”, della “vamp”; è la femmina avida di piacere, mai paga del desiderio che suscita negli uomini che le sono intorno.
Ella desidera essere adorata; nulla è più importante, per lei, che riuscire a sedurre un uomo, nulla riesce a darle lo stesso inebriante piacere. NULLA!
Essere amata, ammaliare, conquistare sono le sue uniche ragioni di vita, sono le “droghe” delle quali non può fare a meno.
Solo così prova gioia; solo di questo si inebria.
Claude restò chino davanti a lei, umile come un bambino. Gladys non avrebbe più dimenticato quell’istante, quell’inebriante moto di orgoglio e la pace meravigliosa che le era scesa nel cuore. Pensò :”E’ questa la felicità”……
Che delizia vedere un uomo ai propri piedi….che cosa c’era di più bello al mondo di questo nascente potere femminile?
Ma quanto può durare? Cosa c’è di più effimero della bellezza? Quanto dura la lucentezza degli occhi e lo splendore della pelle? Dov'è disposta ad arrivare Gladys per prolungare questo suo piacere? Cosa (o chi ?!?!?) è disposta a sacrificare?
Forse, per i lettori più smaliziati, la trama risulterà prevedibile ma non si può non riconoscere la superba, magnifica abilità della Nemirovsky nel tratteggiare il carattere della protagonista.
Vi dirò cosa , questo romanzo, ha richiamato alla mia mente, (forse servirà a farmi meglio comprendere): mi ha fatto pensare al “Faust”, al “Ritratto di Dorian Gray”, alla Norma Desmond - Gloria Swanson de “Il Viale del Tramonto”, alle canzoni “Profumi e balocchi” (Claudio Villa) e “18 anni” (Dalida), alla matrigna di Biancaneve che si rimira nello specchio, al mito di Narciso, al botulino e al lifting.
Sinceramente non so spiegarmi come la Nemirovsky, ebrea ucraina morta giovanissima (39 anni), ad Auschwitz, sia riuscita a creare un simile personaggio. Pare abbia preso a “modello” la propria madre.
Fatto sta che Gladys-Jezabel è una figura viva, palpabile, crudelmente, tristemente, ironicamente e beffardamente contemporanea e moderna.

Estratto
«Gladys era circondata da uomini innamorati. A giuramenti, suppliche, lacrime era assuefatta come l'alcolizzato lo è al vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l'unico alimento che potesse tenerla in vita. Non se lo nascondeva. Pensava che una donna non è mai sazia, che è un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso può stancarsi degli onori e un avaro dell'oro, ma una donna non rinuncerà mai al suo mestiere di donna. Quando i suoi pensieri correvano alla vecchiaia, questa le sembrava ancora così lontana che la guardava in faccia senza tremare, e si figurava che per lei la morte sarebbe arrivata prima della fine del piacere».

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