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Il Condominio - J. G. Ballard

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...il piacere della lettura

IL CONDOMINIO di J.G. Ballard
Titolo Originale: High - Rise
© Feltrinelli - pag. 189
Genere: narrativa
A cura di Chebarbachenoia (2006)

Un nuovo, lussuoso, modernissimo grattacielo si staglia sulla sky-line della periferia di Londra.
Quaranta piani di cemento e vetro dotati di piscina, giardino, banca, centro commerciale.
Una città verticale, una metropoli in miniatura, una cellula high-tech, (sicuramente per quei tempi -il romanzo è del 1975-). Ma, incredibilmente, anche una gabbia sospesa tra cielo e terra chiusa al mondo esterno, un'arena per gladiatori, una giungla.
Ed ecco i condomini-protagonisti che parteciperanno-assisteranno alla mutazione del grattacielo: Richard Wilder, il “produttore televisivo, massiccio e combattivo” del secondo piano, Anthony Royal, l’architetto che ha realizzato il grattacielo e ne occupa l’attico, il borghese Robert Laing , professore alla Facoltà di Medicina.
Se il primo è il guerriero che con ogni mezzo vuole e riesce a conquistare il grattacielo scalandolo a piedi, il secondo rappresenta l’aristocrazia dei piani alti . Ma sarà il terzo, tenutosi in disparte, ad essere testimone del rinascere, del ritorno, (ma sarà vero ?) della normalità.
Al di là di questa palesemente metaforica “High-rise”, (che è il titolo originale del romanzo e che credo dovrebbe tradursi in “ascesa” o “corsa verso l’alto”), è altro quello che più mi ha colpito.
Fin dalle reazioni dei condomini ai primi “inconvenienti” che si verificano nel grattacielo, (aria condizionata che fa i capricci, scarichi per l’immondizia che si intasano, ascensori che non funzionano etc.etc.), il lettore avverte che, come un brulicare di insetti sotto un masso, sotto la superficie descritta da Ballard c’è una realtà diversa. Discussioni sempre più animate, liti feroci anche per motivi banali, sfoceranno sempre più in atti di vandalismo, in violenza.
È possibile che i protagonisti non si rendano conto, (o non vogliono rendersi conto?), di quanto sta accadendo, di quello in cui si stanno trasformando?
Addirittura è ciò che è fuori dal grattacielo che viene avvertito come strano, diverso, sbagliato; è quando sono fuori dal grattacielo che i suoi abitatori si sentono estranei a ciò che li circonda. E per reazione, si chiudono, si isolano sempre più, fanno muro contro chiunque potrebbe intromettersi ed interrompere il loro nuovo gioco.
È vero : per molto tempo ancora i condomini si laveranno, sbarberanno o truccheranno, vestiranno come si conviene e usciranno per andare a lavoro. Ma là, in ufficio, a scuola, in studio, saranno come in trance , in attesa di tornare alla vera vita: al grattacielo.
E più il grattacielo va in tilt, si gretola, si crepa, mal funziona, più va alla malora, più i suoi abitatori, desiderandolo, perdono le proprie inibizioni, si liberano di schemi ed infrastrutture mentali e regrediscono.
Inquietantemente circondati dai rifiuti, dal fetore che si leva dagli alimenti (e non solo da quelli), in decomposizione, dall’acqua putrida, non fanno una piega di fronte a questo imbarbarimento.
In una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, Ballard ci conduce dalla iper-tecnologia, all’oscurantismo medioevale, alla nascita dei clan intorno alle figure più carismatiche, all’età tribale.
Tanto indietro che Wilder si denuderà fino a mettere in mostra i genitali, giacerà con tutte le donne delle quali conquisterà l’appartamento, si dipingerà il corpo come i primitivi, piscerà quasi a marcare il territorio, perderà la facoltà di esprimersi a parole e adotterà i grugniti: “Cercò di parlare ma scoprì di grugnire, incapace di articolare le parole con quei suoi denti rotti e la lingua coperta di cicatrici”.
I protagonisti sono volontariamente (e consapevolmente), regrediti ed involuti fino alla tribalità, allo stato animale?
Come possono poi tornare alla “normalità” come se nulla fosse stato ?
Che parallelo, che sillogisma esiste tra il grattacielo ed i suoi abitatori?
In un certo senso, una delle cose che impressiona di più è che una “situazione” come quella descritta da Ballard possa svilupparsi in una realtà a noi tanto nota, vicina, palpabile, come quella di un condominio.
Il modo di raccontare freddo, distaccato, quasi “scientifico”, inoltre, dà la sensazione, spiacevole, che potrebbe essere tutto vero e non molto lontano da noi...!


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