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Faber di Tristan Garcia

A cura di Silvia (05/2015)
Voto: 

L'uomo è una fune tesa tra il bruto e il superuomo,
una fune sopra l'abisso.
Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche


Faber è un ragazzo bello, intelligente, capace di stare sempre un passo avanti agli altri, un misto di paura e fascinazione che lo porta ad essere ammirato e imitato. Dotato di una forza distruttiva logorante, decide di rivolgere il male solo ed esclusivamente verso se stesso e così un giorno sparisce, lasciandosi alle spalle passato, presente e futuro.

Tristan Garcia, giovane giornalista, filosofo e scrittore, attraverso una narrazione capace di guidarti passo passo nella parte più complessa e oscura dell'animo umano, tratteggia la figura di un protagonista capace di trattenere sulla sua pelle tutto il bene e tutto il male del mondo. Racconta attraverso lunghi flashback l'amicizia nata sui banchi di scuola con Basile e Madeleine, e fotografa la Francia degli anni Novanta, quella di due generazioni dopo una guerra vinta e una rivoluzione fallita. La Francia che prometteva di forgiare individui e non uomini comuni. Faber è la risposta alle domande di molta gente: è l'uomo che in tanti volevano essere, ma a cui in pochi hanno cercato veramente di somigliare.

Inizia tutto con una richiesta d'aiuto, Faber ha trent'anni e vive in completo isolamento; il corpo agile di un tempo è un lontano ricordo, così come quel fascino disarmate che lo caratterizzava. Lui, abituato a sollevava le folle era diventato quasi un misantropo.
Madeleine lo riporta a Mornay, la cittadina in cui sono cresciuti, dove anche Basile lo aspetta, perché se una volta erano tutto l'uno per l'altro forse potrebbero tornare a esserlo. In fondo, anche se è solo l'ombra di se stesso, è pur sempre quell'angelo caduto che ha rischiarato le loro vite per poi gettarle nell'oblio dopo la sua scomparsa. Madeleine è sposata, ha una figlia, ma è una donna insoddisfatta, così come Basile che di mestiere fa il professore nella stessa scuola che hanno frequentato da piccoli, ma senza passione e trasporto. Chissà dove sono finiti tutti i lori sogni? Chissà se si potranno mai riafferrare. Ma forse la realtà è differente, e si rivelerà essere il tragico prodotto di quanto seminato...

Sono svariati i piani di lettura del romanzo di Garcia (politici, sociali, razziali, religiosi e metafisici), ma ruotano tutti intorno alla figura di un protagonista che, filosoficamente parlando, potrebbe rappresentare il superuomo di Nietzsche.
Faber supera i normali limiti concessi all'uomo, si sottrae alle regole comuni, afferma la sua identità in una società che lo prende come esempio: [cit.] Faber non esigeva niente, ma otteneva tutto.
Il filosofo tedesco dice altro però "ciò ch'è grande nell'uomo è l'essere un ponte e non una meta: ciò che si può amare nell'uomo è l'essere una transizione e una distruzione." e il romanzo si concentra proprio su questo concetto: la distruzione. Faber ha il dono di ridurre le persone a oggetti, asseconda quando poi è lui a decidere e ogni suo gesto è in grado di racchiudere la giusta dose di punizione e salvezza.

Il romanzo, scritto con una prosa fantastica, è una lenta discesa agli inferi con tanto di catarsi finale da parte dell'autore stesso. Inizialmente sembra la storia di un uomo che poteva avere tutto e che ha invece deciso di inseguire la propria rovina, ma Faber era, è e sarà, un trascinatore: lui non potrà mai cadere senza far precipitare tutti quelli che gli stanno intorno. Ha il carisma del diavolo, la forza di mille uomini, l'effetto di una droga. E com'è ovvio che sia, è destinato a diventare uno dei protagonisti più discussi e controversi della narrativa classica contemporanea.

Non è possibile avere una metà del mondo senza perdere l'altra.



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Titolo originale
Faber

Casa Editrice 
NN Editore, 2016

Traduzione
S. De Sanctis

Genere
narrativa, drammatico

Pagine 410
Prezzo € 19,00