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Cuori in Atlantide

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...il piacere della lettura

CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA di Philip K. Dick
Titolo originale: Confessions of a Crap Artist
© Fanucci - pag. 256
A cura di Anna Maria Pelella

"Io sono fatto di acqua. Non ve ne potete accorgere perchè faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti di acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere."

Jack Isidore è artista. Con le sue mani ricrea dal nulla le forme di vecchi pneumatici, un vero artista di scarti, merda appunto. Ha delle bizzarre convinzioni circa la fine del mondo e una sorella insensibile e molto aggressiva, a causa della quale lui si trova in situazioni poco piacevoli, se non proprio pericolose. La sua è una storia come tante, con tutte le inquietudini del quotidiano più una certa dose di angosce indotte dalla vicinanza con la sorella, suo marito e l'amante di lei. Il modo in cui entriamo nella sua vita è dapprima come osservatori, ma poi veniamo coinvolti dalla situazione e finiamo per sentire le sue emozioni e incredibilmente comprendere le scelte operate da lui e da chi gli è vicino.
Confessioni di un Artista di Merda è il più famoso tra i romanzi mainstream di Philip Dick. Ed a ragione, poiché si tratta di un ottimo romanzo. Non fosse stato Dick a scriverlo avrebbe di sicuro avuto più fortuna. Ma sappiamo bene quello che l'autore patì dagli editori negli anni della sua maggiore notorietà, nessuno voleva saperne di romanzi di Dick che non fossero di fantascienza. E questo ha causato il bizzarro fatto che gli si preferissero romanzi di genere, magari inferiori in quanto a qualità, ma di sicura riuscita commerciale.
Di recente Fanucci ha posto rimedio all'imperdonabile oblio cui il romanzo era stato consegnato, ristampandolo in una seconda edizione, dopo l'unica del 96, per la collana Immaginario.
La storia è semplice, ma narrata con efficacia nell'inconfondibile stile che ha reso celebre Dick. Jack Isidore, l'artista del titolo, è un anima tormentata, di un'ingenuità tanto dolorosa quanto inutile. I suoi bizzarri comprimari, la sorella Fay e suo marito Charley insieme con l'amante di lei Nathan, sono quanto di più borghese ci si può aspettare in una storia di tradimenti e di colpi bassi…Ma l'umorismo con cui il tutto è narrato trascende la storia stessa e ci regala immagini indimenticabili, come quella in cui Jack dice "io ero nel bel mezzo della mia stanza e non facevo assolutamente nulla se non respirare e, naturalmente, lasciare che ogni altro normale processo continuasse a svolgersi" oppure la famosa scena tra Charley e sua moglie a causa di un scatola di Tampax.
Scena che a detta del biografo ufficiale di Dick, Laurence Sutin, si è realmente svolta tra le mura di casa sua, in uno dei momenti più burrascosi del suo matrimonio con Tessa, e la cui descrizione nel libro in questione ha aperto spiragli momentanei di comprensione tra i due. L'umorismo regna sovrano sia nella rappresentazione scenografica, che nel vero e proprio dialogo tra tutti i personaggi ed è difficile non riconoscere nel protagonista la proiezione dell'autore stesso, che all'epoca, e per la gran parte della sua carriera di scrittore ha sempre nutrito dubbi circa la qualità del suo lavoro. Ma l'umorismo non ci risparmia il dolore, quello vero di chi non riesce a non far del male e sé stesso e a tutti quelli che ama. L'egoismo di Fay è solo la punta dell'iceberg, sotto cui nuotano silenziose la stupidità e la cattiveria, figlie di un'ipocrita visione del mondo che nell'America di fine anni cinquanta doveva essere la norma.
Dick riesce a far stare questo e tanto altro all'interno di quello che, ad una prima occhiata, sembra un romanzo sulla crisi di una coppia e sull'ingenuità degli uomini. Ed è sorprendente la quantità di cose che dall'epoca in cui il libro fu scritto, ancora non sono cambiate.

Confessions d’un Barjo
Francia, 1992 - durata 1h e 25'
Genere: commedia
Regia: Jérôme Boivin
Cast: Richard Bohringer (Charles), Anne Brochet (Fanfan), Hippolyte Girardot (Barjo), Consuelo de Haviland (Madame Hermelin), Renaud Danner (Michel)




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