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PET SEMATARY di Stephen King
Titolo originale: Pet Sematary
© Sperling & Kupfer, 1983 - pag. 424
A cura di Russell Kane
Trama: Il dottor Creed e la sua famiglia (la moglie
Rachel, i due figli Gage e Ellie oltre al gatto Church) si trasferiscono
in una casa vicino a Ludlow, nel Maine. La casa sor ge tra i boschi e
una superstrada, trafficata prevalentemente da camion.
All'arrivo la coppia incontra non poche difficoltà e l'amicizia con il
vicino Jud (anziano e figura paterna per Louis) è di grande aiuto a superarle.
È proprio Jud ad accompagnare Louis Creed al vicino Cimitero degli Animali,
una radura in cui i ragazzi e i bambini della città sono soliti seppellire
i propri cuccioli defunti.
È a questo punto che Louis viene visitato in sogno da un'apparizione,
quella di Victor Pascow, uno studente che egli stesso aveva visto morire
e che pur non conoscendo gli aveva sussurrato le sue ultime parole. Pascow
accompagna Creed al cimitero e lì lo ammonisce a "non andare oltre, non
importa quanto credi sia necessario".
Louis si sveglia, attribuendo il sogno allo stress, ma vede che i suoi
piedi sono coperti di terriccio e aghi di pino......
Uno dei miei romanzi preferiti di Stephen King, ma da approcciare con
cautela per l'enorme potenziale destabilizzante e distruttivo.
Non è uno scherzo: questo libro fa veramente paura, inquieta come pochi
altri sanno fare.
Le tematiche del King 'prima maniera', come la famiglia, la rottura
della quotidianità, il rapporto particolare dello scrittore con le macchine
in generale e in particolare con le auto e i camion (come beffa del destino
King anni dopo rischierà di morire investito da un pickup) sono tutte
presenti.
La storia offre però anche diversi spunti che hanno la capacità di toccarci
nel vivo nella più semplice e subdola delle maniere: l'immedesimazione.
Se proviamo a metterci al posto di Louis Creed, ci troviamo infatti intrappolati
in un vortice di scelte e dilemmi. Messi di fronte al più grande dei dolori,
potremmo mai accettarlo e farcene una ragione? perchè la morte (o la vita?)
è ingiusta e colpisce gli innocenti?
Questi e altri interrogativi, con le relative risposte muovono una trama
che si dipana attraverso leggende e tradizioni dei Nativi Americani (il
windigo), flashback del passato (fantasmi ambigui e ricordi di perdite
mai rimosse, come la perdita, atroce, affrontata dalla moglie di Creed
e che verrà rivissuta nell'omonimo film in una sequenza, quella della
soffitta, capace di mettere a dura prova i nervi di chiunque) e visioni
di una quotidianità in cui il soprannaturale penetra attraverso sottili
spiragli.
Su tutto il romanzo aleggia un'aura di tensione e di puro terrore: è il
terrore si dell'oscuro, ma anche quello generato in noi della normalità
infranta.
Fulcro della storia è la paura che deriva dalla consapevolezza che King
ci trasmette, e cioè che la nostra esistenza e quella dei nostri cari
è fragile e può andare in pezzi in ogni momento.
Stephen King qui è ai massimi livelli (al livello di "Shining"
per intenderci) sia per ispirazione che per tecnica narrativa, la lunghezza
del libro è adeguata alla tensione e non eccessiva: non ci sono cali di
ritmo, né pause.
C'è una massima a noi molto familiare che ben si adatta a questo libro
e che è utile per chiudere il commento. "Attenzione a ciò che desideri,
potresti ottenerlo".
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