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LASCIAMI ENTRARE di John A. Lindquist
Titolo originale: Lat den ratte komma in
© Marsilio - Collana Farfalle
Pagine 461
Genere: Vampiri
A cura di Anna Maria Pelella
Lasciami entrare è un nuovo modo di raccontare i vampiri. Lindquist ci
porta per mano in un'inedita Stoccolma dove la storia di vampiri tradizionale
si intreccia con un infanzia che da tempo ha perso la sua magia ed in
cui l'unica favola può essere solo nera. Ma non tutto è già stato detto
sui vampiri, nè sull'infanzia se è per questo...
A Blackberg, un quartiere periferico di Stoccolma viene ritrovato un cadavere.
Si vocifera che sia completamente dissanguato, i ragazzi della vicina
scuola ne parlano nei corridoi, qualcuno ha notizie di prima mano perché
conosce il poliziotto che segue le indagini. Poi ci sono Oskar e i suoi
compagni che lo molestano, c'è Eli una bella e misteriosa bambina che
non sente mai freddo, e poi un gruppo di compagni di bevute che si trova
coinvolto in qualcosa di inspiegabile. Comincia così questo bel romanzo
dall'ambientazione un po' sinistra, quasi minimale. La trama si evolve
pianissimo tra cose sussurrate ed altre solo supposte, per poi esplodere
in un crescendo nei toni duri e freddi del romanzo horror. I protagonisti
brillano nel nero dell'ambientazione, chi per semplice onestà, chi per
la freschezza che solo l'infanzia non ancora toccata dall'esperienza può
evocare. Nel buio della notte Oskar ed Eli sono soli e terribilmente romantici,
di quel romanticismo che sfocia nel gotico. "Lasciami entrare" è un romanzo
sul dolore dell'infanzia e sulla forza dell'amicizia, dove i bambini non
sempre sono buoni e gli adulti non sanno sempre cosa fare…
La forza del racconto sta proprio in questo negare con violenza gli stereotipi
per raccontare, anche con crudezza dove serve, una storia che nella sua
semplicità agghiaccia ed intristisce. I bambini hanno una forza che manca
agli adulti, persi nelle loro strategie alcoliche, volte a dimenticare
una vita vuota in cui le occasioni mancate sono molte e quelle colte ormai
dimenticate.
Il tutto accade con la lentezza dei sogni per poi lasciare il segno, come
solo gli incubi sanno fare e il finale solo sussurrato ci lascia col desiderio
di seguire i personaggi oltre il confine del romanzo stesso, in una vita
reale che nulla ha da invidiare alla cattiveria del racconto
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