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Joe Hill
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LA SCATOLA A FORMA DI CUORE di Joe Hill
Titolo originale: Heart-shaped box
© Sperling & Kupfer, 2007
Pag. 368
A cura di Anna Maria Pelella
Judas Coyne è una rockstar metal. I suoi gusti in
fatto di musica gli sono valsi la fama e la ricchezza. Ma quelli in fatto
di collezionismo, perfettamente in linea col personaggio, gli costeranno
un bel po'.
Se è pur vero che gli poteva essere sembrato interessante comprare disegni
di John Wayne Gacy, oppure teschi di contadini trapanati per far uscire
i demoni, finora si era comunque trattato di un'innocente collezione di
stranezze.
Ma quello che Judas si trova a casa, dopo aver risposto a una strana inserzione
su un sito online, è un fantasma autentico. E molto arrabbiato.
Un fantasma che abita un vestito nero da predicatore, una cosa tipo la
versione cattiva di Johnny Cash: nero, con bottoni enormi e puzzolente
di marcio.
Judas dapprima se ne dimentica e ci dorme su. Ma durante la notte un vecchio
dall'aria cattiva siede nel corridoio di casa sua. E la mano che la sua
ragazza si è punta toccando per prima l'abito comincia a marcire. E il
suo segretario si toglie la vita, in maniera del tutto inaspettata. Ma
poi gli telefona. Dopo essersi ucciso.
Comincia così questo viaggio nelle maledizioni del profondo sud a opera
di un esordiente degno di nota. E non perchè si tratta del figlio di quel
King di cui tutti, almeno una volta, hanno letto un libro. Questo libro
merita attenzione soltanto per un motivo: è scritto bene e prende lentamente,
ma poi non sarà possibile lasciarlo fino alla fine.
Seppur non eccezionale si tratta di un esordio nel romanzo che appare
sorprendentemente maturo per uno scrittore che ha al suo attivo soltanto
una raccolta di racconti.
Joe Hill costruisce una lentissima tensione all'interno di una storia
apparentemente semplice.
Ma quello che a mano a mano giunge alla coscienza dei suoi personaggi
e del lettore è qualcosa di veramente complicato. Il tutto ha un sapore
antico, come di una maledizione lanciata attraverso il tempo, in uno spazio
abitato da persone che non crederebbero mai davvero a queste cose. Ma
la lettura presto prende il sopravvento e i personaggi, come il lettore
inizialmente solo incuriosito, finiranno per essere catturati nelle maglie
di uno di quei racconti vecchia maniera.
Tipo quelli di papà Steve. Scritto solo con un bel po' di mestiere in
meno, ma questo è perdonabile.
Come si diceva si tratta soltanto del secondo libro dell'autore. E già
si avverte una buona propensione a coinvolgere il lettore senza troppi
trucchetti, solo con una solida trama e una scrittura fluida.
La storia acquisisce complessità mano a mano che procede il viaggio verso
la scoperta del vero significato di una persecuzione dall'oltretomba.
Il precedente proprietario dell'abito infestato sapeva perfettamente quello
che faceva, e prima di morire ha lasciato delle istruzioni in merito all'uso
del suo vestito. E quelle, seguite alla lettera, hanno portato a un riuscito
aggiornamento del concetto di infestazione. Un concetto in sè piuttosto
abusato, e di difficile rinverdimento. Ma in questo caso l'aggiornamento
può dirsi riuscito e il lettore ritroverà con piacere quella tensione
sottile, insinuante ormai sempre più rara in un romanzo. Quella tensione
che ci fa andare a dormire coi personaggi di un libro e talvolta sognarli.
E trattandosi di un pargolo del Re, non saranno dolci sogni quelli che
faremo.
Incipit
Jude aveva una collezione privata. Tra i suoi dischi di platino appesi
alla parete del suo studio c'erano alcuni schizzi incorniciati che raffiguravano
i sette nani. Era stato John Wayne Gacy a disegnarli mentre era in prigione
e a mandarglieli. Gacy amava la Disney dell'epoce d'oro quasi quanto amava
molestare i bambini; quasi quanto amava la musica di Jude.
Aveva il teschio di un contadino, che era stato trapanato nel sedicesimo
secolo per fare uscire i demoni. Nel foro al centro del cranio teneva
una collezione di penne.
Aveva una confessione firmata da una strega trecento anni prima. "Ho parlato
con un cane nero che ha detto che avrebbe avvelenato le vacche, fatto
impazzire i cavavlli e ammalare i bambini per me se gli avessi lasciato
prendere al mia anima, e io ho detto si e poi gli ho dato il mio seno
da succhiare." Era morta sul rogo.
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