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IL DIARIO DEL VAMPIRO di Lisa Jane Smith
Titolo originale: The vampires diaries: the awakening
© Newton Compton
Pagine: 223
A cura di Miki
"Una storia che ti cattura dalla prima all'ultima pagina.
Non vorrete più staccarvi da Elena". Questo era il commento del
Darck Reviews.
Ora io capisco tutto, capisco che i gusti son gusti, che il mondo è pieno
di gente diversa... ma a tutto c'è un limite! Quando ho letto questo commento
dopo aver finito di leggere il libro mi sono sinceramente chiesta che
accidenti si era fumato il critico la sera in cui l'ha commentato.
Tralasciamo momentaneamente la storia , che risulta essere un incrocio
immensamente mal riuscito tra "Twlight" della Meyer e "Il bacio d'argento"
di Curtis Klause Annette, in quanto parla di un vampiro che si trasferisce
in una cittadina, si iscrive a un liceo dove trova una ragazza che gli
piace molto (una ragazza che somiglia molto alla vampira che l'ha vampirizzato).
La suddetta ragazza è la reginetta della scuola e ha ovviamente un debole
per lui, anche se lui la tiene a distanza perché è fortemente attratto
dal suo sangue.
A questo punto uno pensa: sarà simpatica questa protagonista. Voglio dire:
le sono morti i genitori, viene respinta dal ragazzo che le piace... di
spunti per farla stare simpatica ce ne sono. E invece no! Elena è uno
dei personaggi più egoisti, egocentrici, superficiali e narcisisti che
sia mai esistito! Praticamente è impossibile che stia simpatica, perché
è la personificazione dell'antipatia, il prototipo della ragazza insopportabile!
Arriva addirittura ad usare il suo ex ragazzo, che è ancora innamorato
di lei, per conoscere Stefan, l'affascinante protagonista. Ed è in quel
momento, proprio quando pensi che sia impossibile che ci sia un miglioramento,
Matt, l'ex ragazzo, ti sorprende dicendo a voce alta quello che tutti,
persino la protagonista, se avesse un cervello, pensano: "Vuoi
solo che tutto e tutti girino intorno a Elena Gilbert".
Un applauso per aver colto l'essenza della protagonista! Un momento epico
che purtroppo finisce quando lui si scusa per averla ferita. Ma va bene,
si perdona perchè poveraccio si è innamorato di lei. Lei che ricordava
Elena di Troia, come dice suo zio, solo nel senso in cui il nome della
città risulta un aggettivo. Qualcuno deve aver dimenticato di ricordare
all'autrice che la protagonista dovrebbe risultare, non dico simpatica,
ma almeno non detestabile.
Ma parliamo del fascinoso Stefan, che di fascinoso vi assicuro, sembra
avere solo l'aspetto e anche quello per poco. Qualcuno deve aver dimenticato
di nuovo di dire all'autrice che sta parlando di un vampiro, non di una
lepre, non di un bambino, ma di un vampiro di settecento e passa anni!
Dagli un briciolo di carattere o qualcosa che ci si avvicini almeno! Ora...
io non pretendo un vampiro in stile JeanClode della Hamilton, o Edward
della Meyer... o Henry Fitzroy della Huff... assolutamente no, davvero!
Mi basterebbe qualcuno di anche solo vagamente decente! Per non parlare
della tragica storia della vampirizzazione sua e del fratello, che di
tragico, chiariamo, c'è solo la stupidità di tutti e tre i protagonisti!
E poi i nomi! Stefan e Demon? Certo, c'erano un mucchio di aristocratici
italiani con nomi simili, perché, sapete sono nomi incredibilmente italiani!!
Diffusissimi poi nel quindicesimo secolo!
In conclusione possiamo dire che questo libro è stata il più totale e
assoluto spreco di carta che mi sia capitato tra le mani. Sconsiglio vivamente
a chiunque di leggerlo a meno che i propri standard in quanto a storie
non siamo molto bassi (praticamente raso terra.)
Note positive: non ne ho trovate anche se, giuro, ci ho messo tutta la
mia buona volontà per cercarle!
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