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DRACULA CHA CHA CHA di Kim Newman
Titolo originale: Dracula Cha Cha Cha
© Urania n. 1538 - Settembre 2008
A cura di Anna Maria Pelella
Italia, fine anni cinquanta. Dracula sta per sposare
la principessa Asa Vajda in un palazzo a Fregene. Per l'occasione vampiri
antichi e nuovi nati giungono in Italia da tutta l'Europa per assistere
alle nozze. E i vecchi oppositori di Dracula, la vampira Geneviève e Charles
Beauregard del club Diogene, si trovano a Roma per seguire da vicino l'evento.
Nel mentre un assassino, il Boia Scarlatto, semina il panico in città
ammazzando vampiri secolari, e approfittando dell'evento per colpire tutti
i più antichi della stirpe di Dracula. E una canzone composta per celebrare
l'evento impazza per le strade di Roma, il suo titolo è, naturalmente,
Dracula Cha Cha Cha.
Irritante. In una sola parola ecco la definizione che si addice a questo
romanzo.
Se il primo volume della trilogia, Anno Dracula poteva essere considerato
un divertissement, già il secondo, Il Barone Sanguinario, richiedeva
una certa dose di indulgenza da parte del lettore, al reiterarsi di situazioni
e giochetti che, nella migliore delle circostanze risultano ripetitivi
e nella peggiore stantii. Ma in questo terzo volume siamo di fronte all'unica
cosa capace di ammazzare nel lettore ogni velleità di trovarci qualcosa
di buono: l'uso massiccio di stereotipi.
Personalmente sono più che disposta a sorvolare sul fatto che all'estero
pensino sul serio che gli italiani non fanno altro che cantare per strada,
ma al secondo stereotipo sugli italiani che non fanno la fila, e poi al
terzo con le tangenti (dice proprio così, forse Newman ha letto troppa
cronaca giudiziaria e confonde una mazzetta con una tangente ) per passare
davanti al controllo all'aereoporto comincia ad essere un pò troppo. Se
poi un inglese, la cui cucina è seconda solo a quella americana in fatto
di contenuto di grassi, si mette a descrivere gli adolescenti italiani
in sovrappeso definendoli "vittime della cucina di mammà" allora vien
voglia di abbandonare il libro.
Gli italiani, si sa sono anche dei maniaci sessuali, che fanno orge e
si vantano delle loro prodezze a letto. E poi ci sono italiani che fanno
l'amore coi calzini, e quelli che hanno statue della madonna sul comodino.
Oppure vitelloni equipaggiati con la regolamentare catena d'oro al collo,
che fischiano a tutti gli esseri femminili che passano per la strada.
E, infine suore e preti dietro a ogni angolo, che tramano contro i vampiri.
Detto questo, il romanzo vero e proprio vorrebbe essere un omaggio al
cinema italiano dell'epoca, con una principessa Asa Vajda, di provenienza
diretta dalla Maschera del Demonio, testimoni di omicidio che non
ricordano subito particolari importanti, come in Profondo Rosso,
e giù fino alla citazione da uno di quei titoli che piacciono tanto pure
a Tarantino, in questo caso abbiamo "i corpi presentano tracce di violenza
soprannaturale", seguito a ruota ovviamente dalla "casa dalle finestre
che piangono".
La storia è un pretesto per raccontare la Roma dei primi anni sessanta
come se la immagina un inglese del terzo millennio, cioè come un grosso
circo equestre, in cui un Marcello fa il giornalista e seduce le donne,
Poe fa lo sceneggiatore per De Laurentis, Hamish Bond, che beve il sangue
con il vermouth e un'oliva, naturalmente agitato, non mescolato, e segue
Dracula col compito di raccogliere materiale sui suoi punti deboli, Malenka,
un'attrice vampira e decerebrata, fa il bagno nella fontana di Trevi e
la Mater Lacrimarum fa la sua comparsa. A questo punto è con molto gusto
che scopriamo un errore nelle dotte citazioni: per inciso stando alla
fonte originale, il Dario Argento di Inferno, la Mater Lacrimarun è la
più giovane delle tre, mentre per Newman, invece è la più antica.
Il tutto risulta tristemente noioso persino per il fan più accanito dei
vampiri e delle citazioni.
Poi, come se non bastasse Dracula, che non vediamo praticamente per tutto
il libro, finisce ammazzato a metà e tutto il resto sono solo vaneggiamenti
post vittoriani su colpa ed espiazione. Insomma il consiglio è risparmiare
tranquillamente i soldi, che tanto di stereotipi così marcati ne vediamo
già abbastanza nei film dei Vanzina.
Serie Anno Dracula
1. Anno Dracula
2. Il Barone Sanguinario
3. Dracula Cha Cha Cha
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