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CELL di Stephen King
Titolo originale: Cell
© Sperling & Kupfer, 2006
Pagine 503
A cura di Ema
La prossima chiamata a cui rispondi... potrebbe essere l'ultima
L'ultimo Romanzo del "Re del Brivido" ci mette di fronte ad un tema quanto
mai attuale soprattutto nel nostro Belpaese: lo strapotere dei telefoni
cellulari.
La storia è strutturata secondo lo stile classico di King, un misto di
soprannaturale e un ipotetico scenario da "fine del mondo".
In un 1° Ottobre come tanti, d'improvviso si scatena il panico e la confusione
tra le persone che popolano la città di Boston, trasformando esseri umani
in bestie assassine.
Tutto avviene in un istante, ma le persone che non sono vittime di questa
follia ci mettono poco o niente a capire che tutto questo è stato scatenato
da una sorta di Impulso uscito dai cellulari.
Attraverso una sottile ironia, ma anche con un duro tono di condanna,
Stephen King descrive la società americana schiava del piccolo apparecchio
tascabile, puntando soprattutto sugli adolescenti e sui giovani. Le poche
persone sfuggite alla "riprogrammazione" sono infatti per la maggior parte
anziani o bambini, gli uni troppo stanchi di tecnologie, gli altri troppo
innocenti per diventarne schiavi. I protagonisti della storia sono invece
eterogenei come età ed estrazione sociale, ma dotati di carisma e straordinarie
capacità di adattamento.
Il Nuovo Mondo come viene configurato da King è una sorta di Macrostormo
di esseri umani schiavi del cellulare, il cui cervello debole è stato
riprogrammato da capo, come se fosse l'Hard Disk di un Computer.
Non ci sono colpevoli, non vengono svelati i responsabili e nemmeno ci
viene detto cosa ne sarà del mondo all'alba di una simile sciagura.
Stephen King, al contrario di autori "scenografici" come ad esempio Dan
Brown, non cade quasi mai nel banale e non sente il bisogno di concludere
la sua storia con un finale "per accontentare il pubblico".
Un romanzo da leggere e gustare, un libro che attraverso un'ottima trama
riesce anche a far riflettere su se stessi e sui mali del 21° secolo.
Uno Stephen King ritrovato, ma non ancora ai suoi livelli eccelsi.
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