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BUICK 8 di Stephen King
Titolo originale: From a Buick 8
© Sperling & Kupfer 2003 - pag. 462
Genere: horror
A cura di Ema
Uscito in Italia nei primi mesi del 2003, Buick n°8 rischiava seriamente
di essere l'ultimo romanzo di King, il quale aveva dichiarato di voler
solo completare la serie fantasy della "Torre Nera" per poi ritirarsi
dalle scene.
La storia si svolge in Pennsilvanya, contrariamente alle abitudini di
King di ambientare i suoi romanzi nell'amato Maine.
Lui stesso ci comunica che questa scelta è una sorta di tributo alla Polizia
di Stato della Pennsilvanya che tanto aveva fatto quando King ebbe uno
spaventoso incidente d'auto proprio in quello Stato.
I protagonisti principali sono infatti agenti della Polizia di Stato della
Pensilvanya, gli "uomini in grigio" ai quali capita tra capo e collo una
macchina che di normale non ha praticamente nulla.
Per nasconderla al mondo esterno decidono di rinchiuderla in un vecchio
magazzino a disposizione della Stazione, con la speranza che nessuno possa
mai venirvi a contatto. La macchina misteriosa è una comunissima Buick,
che per qualche ragione sconosciuta è un vero e proprio tramite tra questo
mondo e una sorta di universo parallelo, abitato da creature incredibilmente
diverse da noi. Quando il ponte tra i due mondi si attiva, la macchina
inizia a mutare drasticamente la temperatura del magazzino in cui è rinchiusa,
tanto da aver spinto i poliziotti ad installare un termometro e fare dei
turni di guardia. Non ci sono troppe altre cose da dire sulla trama, ma
il Romanzo è ricco soprattutto delle storie che si intrecciano fuori e
dentro la stazione di polizia, e non solo relative alla sinistra Buick.
Storie di uomini analizzati e sviscerati nelle loro paure, nei loro sbagli
e nella lotta di ciascuno per quel maledetto posto al sole che tutti noi
vorremmo anche solo per un istante.
Storie spesso crudeli e angoscianti, che abbracciano un po' tutte le età
e tutte le condizioni sociali. Molto rilievo viene dato agli Agenti che
"custodiscono" il segreto della Buick e di conseguenza i toni horror dell'inizio
si trasformano in una specie di profonda introspezione, di puro spirito
kinghiano.
Nonostante le critiche mosse all'autore americano per i suoi ultimi romanzi,
a mio avviso questa opera vale la pena di essere affrontata, se non altro
per apprendere qualcosa in più sul ruolo e i compiti della Polizia di
Stato americana, istituzione lasciata spesso nell'ombra.
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