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...il piacere della lettura


BLAZE di Stephen King
Titolo originale: Blaze
© Sperling & Kupfer, 2007

A cura di Ema
In una appassionante introduzione, Stephen King ci spiega come ha salvato dalla polvere questo suo Romanzo giovanile decidendosi, dopo più di trent’anni, di pubblicarlo lasciando ancora una volta in copertina il nome del suo pseudonimo Richard Bachman.
Non so quanto ci sia di vero in quello che il Re del Brivido ci racconta e non mi interessa più di tanto conoscere la genesi di questo libro perché il mio giudizio si basa esclusivamente su quello che ho letto e divorato in duegiorni.
Dopo Cell e la pessima “Storia di Lisey” ho ritrovato lo scrittore che amo, l’autore di cui ho letto di più in assoluto, il narratore che mi affascina.

Blaze è una delle storie più dolci e malinconiche del Re, e nonostante la struttura narrativa sembra odorare di principiante, la trama e lo stile sono incantevoli.
Riaffiora in Blaze l’amato Flash-back kinghiano, mischiato sapientemente all’interno della storia principale. Il flash-back riempie capitoli interi e si incastra così bene con la trama che si ha l’impressione di leggere due storie nello stesso istante, appassionandosi ad entrambe.
La triste e miserabile storia di Blaze bambino e adolescente accompagna come un’ombra la tragica scelta che il Blaze adulto si accinge a fare: rapire un bimbo di sei mesi per chiedere un grosso riscatto ai ricchissimi genitori. Il fatto che Blaze senta in continuazione la voce autoritaria e malvagia di George, il compagno morto da mesi, insinua nel lettore un dubbio affascinante poiché King non chiarisce mai se questa voce sia conseguenza del rapporto di simbiosi instaurato in vita tra i due, o sia invece la coscienza e la volontà di Blaze stesso che, dopo anni di inattività, inizia a riemergere ed ha semplicemente il timbro vocale dell’uomo che per anni ha parlato e pensato per lui. Il dubbio è anche alimentato dal fatto che spesso la voce che Blaze sente gli consiglia di compiere azioni così terribili che sembrano veramente appartenere ad un’altra persona. Voci e presenze a parte, quello che ho trovato straordinario in questo libro è il rapporto che il gigantesco omone instaura con il bimbo che rapisce. La dolcezza che il rapitore infonde nel bambino è tale da indurre il lettore a dimenticare che il piccolo è stato rapito dal suo lettino e che Blaze è un delinquente. In un passo dolcissimo, Blaze dopo aver cambiato, nutrito e addormentato il piccolo Joe, si siede in poltrona e spera che il bimbo si svegli presto per poter giocare con lui e godere dei suoi sorrisi.
Braccato dalla Polizia l’uomo scappa per tutto il Maine fino a rifugiarsi nell’unico posto che in vita sua ha potuto chiamare “casa”: una vecchia costruzione che in passato era un collegio per ragazzi disgraziati. I flash-back raccontano la storia di Blaze fin da quando suo padre, completamente ubriaco, l’aveva gettato più volte dalla scale mandandolo in coma, compromettendo così le sue spiccate capacità intellettive e i suoi ottimi risultati scolastici.
Il passato di Blaze fonda le sue radici negli anni in cui lo sfruttamento e le crudeltà sui minori erano pane quotidiano per agricoltori, allevatori e insegnanti. Stephen King descrive con grande effetto i soprusi che il piccolo Blaze subisce per anni, ma ha il grande merito di raccontarci anche gli episodi positivi, i momenti belli e indimenticabili come l’estate al campo di mirtilli in cui Blaze “diventa uomo” o la fuga a Boston in compagnia del migliore amico.
Il finale è da nodo in gola, da singhiozzi trattenuti a stento: una delle conclusioni più amare del Re.


A cura di Anna Maria Pelella
Clayton Blaisdell jr. detto Blaze è un omone col cervello di un bambino. Lavora in team col suo amico George, ed il loro impiego consiste in piccole truffe ai danni di ingenui e rapine effettuate qua e là e portate a termine unicamente con l'aiuto della stazza di Blaze e del cervello di George. Ma adesso George si è messo in testa di cimentarsi in un rapimento ai danni di una facoltosa famiglia della zona. E Blaze ha qualche piccola difficoltà a vederci chiaro adesso che George...

Anni fa Stephen King ha scritto alcuni romanzi con lo pseudonimo di Richard Bachman, e ne ha pubblicati successivamente una parte col suo vero nome, questo Blaze era stato scartato dall'autore stesso che ci spiega i motivi nell'introduzione, la parte che in alcuni casi il lettore affezionato trova più interessante del libro stesso.
A mio parere Blaze non era certo meno degno di pubblicazione degli altri Bachman che, per l'appunto erano libri i quali pubblicati a nome di King sarebbero risultati ingenui e poco all'altezza della fama del suo autore, ma sotto pseudonimo si sono fatti una piccola e discreta notorietà.
Si tratta di lavori dal valore discontinuo di cui qualcuno addirittura trasposto al cinema, come nel caso di L'uomo in Fuga, divenuto The Running Man con la regia di Paul Michael Glaser e un'improbabile Arnold Schwarzenegger, prima della carriera politica.
Blaze si gioca l'idea folle che ne è alla base nei primi passaggi, ma questo non danneggia minimamente il racconto, che come sempre nella tradizione di King scivola fluido sui binari della descrizione dei fatti nella realtà e, nella parte più avvincente, dei flashback del passato del protagonista. L'ingenuità del povero Blaze sfiora in alcuni casi la poesia, in altri lascia assai perplesso il Fedele Lettore, cui King ormai da anni si rivolge come fosse uno di famiglia. Ma neanche questo danneggia poi così tanto la storia, in realtà siamo ad un punto in cui la tecnica dell'autore risulta così consolidata, che potrebbe rendere avvincente anche la lettura della lista della spesa.
Detto questo il lettore è avvertito, non è la storia il punto forte di questo libro, ma il racconto stesso, cosa che ogni buon narratore dovrebbe rendere interessante, e qua King ci riesce ancora alla grande.
La storia in sé ha i germi del noir con un protagonista sfortunato e l'alter ego più acuto ma non al punto da tirare fuori tutti e due dai guai in cui sempre più profondamente si cacceranno. La parte in cui King si lancia nel racconto dell'infanzia di Blaze è in verità, come spesso nei suoi lavori, quella più interessante, dal momento che ispira nel lettore la comprensione e l'affetto che l'autore stesso chiaramente prova per la sua sfortunata creatura. Il noir vero e proprio con tanto di rapimento e finale pirotecnico è comunque avvincente anche se sottotono rispetto ai precedenti lavori del King che si nasconde dietro Bachman, ma i passaggi nella mente del protagonista, le sue improbabili associazioni e tutta la parte col bambino rapito sono come ci si aspetta sempre che siano in un lavoro di King, ben scritti e avvincenti.
Non resta molto da aggiungere, si tratta di un discreto lavoro, che nei ritocchi apportati successivamente alla sua stesura originale porta l'impronta indelebile del talento del suo famosissimo autore, il quale a volte raschia un po' il fondo del barile, ma poi alletta il suo Fedele Lettore con l'inserimento a fine libro del racconto da cui gli è venuta l'ispirazione per il suo prossimo lavoro in uscita a gennaio negli Usa. Il racconto Memories che diventerà Duma Key, libro che ovviamente il Fedele Lettore aspetterà come fosse un'epifania e accoglierà a braccia aperte, dovesse anche trattarsi dell'ennesima risciacquatura di piatti, del resto si tratta pur sempre di piatti d'autore.


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