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Il Mulino Sulla Floss di George Eliot 

A cura di Alice  (10/2013)
Voto: 


"Le donne intelligenti sono come pecore dalla coda lunga: non vengono pagate ad un prezzo maggiore per questo." 
...Così la pensa il signor Tulliver, proprietario del mulino di Dorlcote, sulle rive del fiume Floss, a St. Ogg's, quando si tratta della figlioletta Maggie: una bambina di nove anni, vivace, intelligente e dotata di una sensibilità fuori dal comune; una bimba curiosa, che ama leggere, fantasticare, ed abbandonarsi alla più fervida immaginazione.
Maggie non è una bambina come le altre, e questo non solo per le sue particolari doti intellettuali e per il suo carattere impulsivo (che le procura non pochi guai!), ma anche perché, a differenza della cuginetta Lucy (emblema di perfezione vittoriana), ha la carnagione scura, grandi occhi nerissimi, ed una folta chioma corvina che rifiuta di arricciarsi... Una diversità che la madre, e le sdegnose sorelle di lei, non riescono proprio a perdonarle! A dispetto delle critiche, però, Maggie trova conforto nell'affettuosa protezione del padre (che malgrado le proprie considerazioni è sinceramente orgoglioso di lei) e, specialmente, nello sconfinato amore per Tom, il fratello maggiore: il suo idolo, l'eroe della sua vita e l'unico che, coi suoi rimproveri, riesca a ferirla profondamente. Tom vuole bene alla sorellina, ma ha un carattere duro, severo ed intransigente, e quando lei sbaglia, non si pone alcuno scrupolo nel punirla duramente. Sono questi i primi dolori di Maggie, le prime ferite ch'ella deve affrontare quando, ancora troppo piccola per razionalizzare la sofferenza, non trova altro modo di sfogarsi che chiudersi in soffitta e maltrattare una vecchia bambola di legno.
Le pene di Maggie, le sue inquietudini, la rabbia e i piccoli grandi drammi che caratterizzano buona parte della sua vita di bambina, sono raccontati dalla Eliot con una sensibilità ed una lucidità che fanno di lei, accanto a Charles Dickens, una degli autori che meglio hanno saputo descrivere e comprendere il mondo dell'infanzia, evitando stereotipi e banalità.
Sostenuta da un insaziabile desiderio di sapere e da un'intima coscienza della propria superiorità intellettuale, che la spinge ad imparare e a compiacersi dei propri successi, Maggie attraversa la fanciullezza piena di desideri e speranze, ma proprio quando la vita sembra offrirle ogni possibilità, ecco che il destino crudele, nelle vesti del fallimento paterno, si accanisce sulla famiglia, trascinando i Tulliver nella povertà, nel dolore e nell'umiliazione, spogliandoli non solo dei loro averi e del loro status sociale, ma soprattutto della serenità. Privato dell'amatissimo mulino dallo scaltro avvocato Wakem, contro cui aveva intentato una causa, Tulliver nutrirà per lui un odio malsano, che trasmetterà, con intensità forse addirittura maggiore, al giovane Tom.
Maggie si affaccia quindi alla prima giovinezza, già provata da sofferenze più grandi di lei. L'immaginazione che l'aveva confortata non le basta più e così cerca un appiglio nella fede, ma, inesperta e priva di una guida, crederà che l'unica via per la pace sia quella di votarsi ad una vita di sole rinunce e sacrifici.
Animata da un costante bisogno d'amare e di essere amata (quell' "insaziabile fame del cuore" così ben descritta dall'autrice), ella finirà per legarsi a Philip Wakem, un ragazzo storpio che l'adora e la venera sopra ogni cosa, ma che, sfortunatamente, è proprio il figlio di quello stesso avvocato responsabile delle disgrazie di famiglia. Maggie, lottando contro la sua coscienza, è quindi costretta alla clandestinità, e quando il suo segreto verrà scoperto, ripiomberà nell'ostinata ed innaturale rassegnazione a cui si era precedentemente aggrappata.
Ma, come giustamente dirà il buon Philip: "La gioia e la pace non sono rassegnazione: rassegnazione è l'accettare volontariamente una pena che non si allevia. L'insensibilità non è rassegnazione, ed è insensibilità il rimanere nell'ignoranza, il bloccare tutte le strade per cui la vita dei vostri simili può giungere a vostra conoscenza (...) Non è che codardia cercare la salvezza in una negazione. Nessun carattere diventa forte in questa maniera. Un giorno voi sarete buttata nel mondo, e allora tutte quelle ragionevoli soddisfazioni dell'istinto che ora vi rifiutate, v'assaliranno come un appetito selvaggio".
... e quelle ragionevoli soddisfazioni dell'istinto, ahimè, prenderanno le forme di un uomo: Stephen Guest, giovane ed affascinante rampollo della famiglia più importante di St. Ogg's, nonché pretendente e "quasi-fidanzato" di Lucy, l'amatissima cugina di Maggie.
Le pagine in cui George Eliot racconta il nascente sentimento di Maggie e Stephen, sono tra le più belle della letteratura: gli sguardi rubati, i silenzi, la paura di trovarsi assieme e, contemporaneamente, la brama di essere l'uno accanto all'altra... Un'attrazione irresistibile ed una tensione palpabile, che l'autrice descrive meravigliosamente senza scivolare mai nel sentimentalismo o nella stucchevolezza.
L'amore autentico, il trasporto e la passione, forze violente e ricche di fascino, che Maggie non solo aveva bandito da sè, ma che neppure immaginava, divoreranno l'animo della ragazza; e lei, disperatamente combattuta tra l'amore per Stephen e la fedeltà verso i propri cari, dovrà fare la scelta più difficile: quella tra sè stessa e gli altri.
Il Mulino sulla Floss è un'opera molto complessa in cui si intrecciano romanzo di formazione, storia familiare, amore (inteso in senso lato) e, soprattutto, uno sferzante atto di denuncia contro il perbenismo, la superficialità, e l'ipocrisia di una società che si professa cristiana ma che, all'atto pratico, rinnega quei princìpi che tanto ostenta, ergendosi a giudice implacabile e condannando il prossimo senza pietà né onestà.
Il Mulino sulla Floss è letto da molti come un romanzo femminista, e sicuramente in parte lo è: è femminista in quanto si focalizza sulla condizione della donna; non della tipica donna vittoriana, angelica, sottomessa, fragile e asessuata, impersonata da Lucy Deane, (ideale che non è altro che un prodotto della società maschilista); bensì della donna vera: quella dotata di volontà, conscia del proprio valore, amante dell'indipendenza, capace di provare passioni e desideri. Maggie incarna esattamente questa tipologia femminile. Nella media borghesia di campagna, però, non c'è spazio per una donna come lei, e così tutte le qualità che fanno di Maggie una persona speciale, vengono vissute da lei stessa come colpe, come un qualcosa di troppo grande che genera aspirazioni e che, quindi, la spingerebbe a volere più di quel che ha; qualità a cui, pertanto, è doveroso rinunciare. Maggie si auto condanna ad un arido ascetismo, credendo di trovarvi sollievo, ma come le dirà Philip, il suo è solo un vano tentativo di ridursi all'insensibilità alienandosi tutto ciò che di piacevole vi è in questo mondo.
La prima parte del romanzo risulta un po' lenta (appesantita specialmente dalla pessima traduzione Mondadori di oltre sessant'anni fa), mentre nella seconda metà il ritmo si fa più incalzante e anche la trama diviene più avvincente.
Il Mulino sulla Floss, comunque, deve gran parte della sua bellezza soprattutto ai suoi meravigliosi personaggi, caratterizzati meticolosamente, e splendidamente approfonditi sotto il profilo psicologico.
Al di là della stupenda protagonista, ho apprezzato moltissimo Philip Wakem: esempio di rara sensibilità, amore incondizionato, abnegazione ed autentica signorilità; un personaggio che, pur nella sua bontà, sfugge agli stereotipi, delineandosi non come un emblema di mitezza e perfezione, ma come un ragazzo con le sue proprie debolezze, gelosie, rancori... Difetti che egli riconosce e che, con fatica e dedizione, riesce a combattere e superare. Philip, a dispetto della propria fragilità fisica, possiede una grande forza interiore e, tra tutti, si dimostra colui che vede più chiaramente nel cuore del prossimo. Dopo decine e decine di romanzi vittoriani imperniati sulla sentimentale e, a tratti, sdolcinata, devozione dei figli verso i genitori, mi è piaciuto moltissimo l'atteggiamento di Philip che, nonostante la riconoscenza nei confronti del padre, non si sente affatto in debito verso di lui e non è disposto a rinunciare al proprio diritto di essere felice per compiacere gli egoistici desideri paterni.
Bello anche il personaggio di Stephen: non il classico dongiovanni pronto a correre dietro alla prima bella ragazza, bensì un giovane forse un po'frivolo e impulsivo, ma con un grande cuore e, soprattutto, una coscienza. In Stephen la passione assume, di tanto in tanto, il volto dell'egoismo, ma anche i vari errori che egli compie, sono in realtà dettati dall'amore più sincero.
Ne Il Mulino sulla Floss non vi sono "cattivi" veri e propri, anzi, paradossalmente, il vero male e la vera cattiveria, provengono proprio da coloro che mostrano la più perfetta integrità e il più completo senso del decoro e dell'onore, come Tom: un ragazzo fondamentalmente buono, ma accecato dai suoi rigorosi princìpi che, in lui, si rivelano perfino più forti dell'amore.
Divertentissimi i personaggi degli zii, le cui conversazioni, sebbene si protraggano spesso per parecchie pagine, non appesantiscono il romanzo, anzi lo impreziosiscono aggiungendo un piacevole tocco di umorismo.
Un ultimo aspetto che non si può tralasciare quando si parla de Il Mulino sulla Floss, è l'elemento autobiografico: Mary Anne Evans, infatti, sperimentò sulla propria pelle ciò che vuol dire essere una bambina diversa, e vide deteriorarsi il proprio legame col fratello, proprio perché, a dispetto della società, scelse di vivere la propria storia d'amore con G.H. Lewes, celebre scrittore e critico inglese, che non potè mai sposarla in quanto già legato ad una donna che aveva avuto figli da diverse relazioni extra-coniugali (figli che lui non aveva disconosciuto, perdendo quindi la facoltà di divorziare da lei). 
A Mary Anne, tuttavia, andò meglio che alla sua Maggie: la sua posizione illegittima, infatti, non le impedì (caso quasi eccezionale) di essere ricevuta ufficialmente dalla Regina Vittoria che, insieme alle sue figlie, era un'appassionata lettrice dei romanzi di George Eliot. Anche la società finì con l'accettarla, condannandone invece la scelta, ch'ella fece anni dopo la morte di Lewes, di sposarsi regolarmente con un uomo di vent'anni più giovane. 
Proprio la società e la sua ipocrisia sono il bersaglio contro cui si scaglia la Eliot ne Il Mulino sulla Floss: per la società Maggie merita una condanna, non per aver tradito i propri cari, ma per non aver regolarizzato la propria posizione agli occhi della Società. Maggie rifiuta il compromesso che salverebbe la sua reputazione, e lo fa perché quel compromesso sarebbe contrario ai suoi princìpi; rifiuta di allontanarsi da St. Ogg's perché sa di non aver commesso il male, e pretende di camminare a testa alta perché riconosce come false le accuse che le vengono mosse. Maggie rinuncia a sè stessa in nome della propria coscienza: per anni ha sofferto senza che altri si dessero pena per lei, ma non infliggerà al prossimo quella stessa sofferenza che ha sperimentato sulla propria pelle. Per Maggie non vi può essere alcuna felicità che sia costruita sulle sofferenze altrui: ogni gioia sarebbe avvelenata perché resa possibile da un male perpetrato ad altri. 
L'elevato senso morale di Maggie, la sua generosità e la sua onestà, vengono fraintesi, rifiutati e messi in dubbio da coloro che, come dice la scrittrice, non sarebbero neppure in grado di porsi simili dubbi morali, e che, pertanto, non giudicano che in base a stereotipi. 
Per Maggie non c'è un lieto fine: non potrebbe essercene, perché il momento in cui ella prende la decisione definitiva, corrisponde non alla rinuncia all'amore, bensì alla rinuncia alla vita in tutti i suoi aspetti; e questa rinuncia le è imposta dalla società, quella stessa società che condanna senza appello la condotta della donna e che, nello stesso tempo, giustifica tranquillamente i peccatucci maschili; e le è imposta dal moralismo delle persone che riconoscono in lei una colpa che ella non ha commesso, ma di cui, agli occhi della gente (e del suo stesso fratello) deve essersi necessariamente macchiata. 
Il Mulino sulla Floss è un romanzo corposo, ricco di digressioni e lunghe riflessioni dell'autrice, eppure si legge davvero piacevolmente, senza esserne mai annoiati. 
Sono passati centocinquant'anni dalla pubblicazione di questo romanzo, eppure, le osservazioni della Eliot, le tematiche che tratta e le problematiche su cui pone l'accento, sono ancora tristemente attuali, a dimostrazione del fatto che, nonostante i passi avanti fatti dalla nostra società, abbiamo ancora tanto su cui lavorare... 
"I giudizi morali sono destinati a restar falsi e vuoti, ove non siano controllati e illuminati da un continuo riferimento alle speciali circostanze che caratterizzano il destino individuale" dice George Eliot, e sarebbe bene se tutti, ogni giorno, provassimo a ricordarcene.


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Titolo originale
the mill on the Floss
(1860)

Casa Editrice 
Mondadori

Traduzione
G. Debenedetti

Genere
classico

Pagine  638
Prezzo € 10,50